domenica 2 settembre 2018

CUCINA PUGLIESE: Panino con polpo arrosto e rucola

Terminate le vacanze ed eccoci con una nuova puntata de L'Italia nel piatto che per settembre vi propone un tema davvero particolare: Un panino speciale!
20 panini, uno per ogni regione, vi delizieranno con i loro tipici ripieni, scrigni che racchiudono golosità da acquolina in bocca!
Il panino è un pasto frugale ma allo stesso tempo può essere completo, è il fast food per eccellenza, ideale per i picnic, per i buffet, ma anche da preparare in casa quando si ha poco tempo da dedicare alla cucina, con la fantasia si possono creare tantissime farcie che regaleranno ai nostri palati fantastici profumi e sapori!
Per la Puglia ho preparato il classico panino con polpo arrosto , simbolo della gastronomia pugliese e soprattutto dello street food barese, accompagnato con una birra ghiacciata rappresenta uno dei cibi più amati e apprezzati dai baresi. 
I polpi di scoglio più sono piccoli e più sono pregiati e appena pescati subiscono un trattamento per renderli teneri ma croccanti attraverso una tecnica unica al mondo!


Una attestazione sicura di questo rito ce la dà Ateneo: "Plecté poliùpodos piléses" "tentacoli di polpo sbattuto"; una Decretazione decurionale di Bari del 1513, tra l'altro menziona "il polpo rizzuro" (= arricciato).
Il privilegio di tale operazione l'hanno i pescatori baresi, molesi (beh, anche se di adozione, sono una molese eh!) e molfettesi.
Per arricciare un polpo bisogna: 1) asportare la tasca del nero; 2)asportare la membrana tentacolare superiore;3) battere il polpo su una lastra di pietra con una paletta di legno; 4) sbattere con forza il polpo sulla lastra o sullo scoglio; l'operazione viene ripetuta più volte. La cottura "meccanica" è quasi raggiunta; 5) tenendo il polpo per il sacco, strisciarlo leggermente sullo scoglio, con un movimento di andirivieni, per almeno un quarto d'ora; 6) il polpo, meglio insieme ad altri polpi, visto il lavoro, viene adagiato in un cesto piatto e fatto dondolare da un bordo all'altro del cesto. I cirri o tentacoli, che prima erano flaccidi e snervati, ora si attorcigliano e prendono forma di buccoli. L'operazione completa dura circa due ore.
(da La cucina pugliese di Luigi Sada)



Da un interessante articolo pubblicato sulla «Gazzetta » il 4 settembre 1982, a firma di don Alfredo Giovine, riscopriamo un autentico «gioiello culinario» della nostra oreficeria marina.

«U pulpe rizze» è un ghiotto boccone che i baresi si sono tramandati nei secoli. Non si esagera se ancora oggi «le pulpe rizze» baresi sono unici al mondo. Boccone prelibato degli Dei. Un culto primitivo di sapore pagano inconsciamente tramandato nei secoli da quando il barese, agli albori della vita, a tu per tu con il mistero del selvaggio mondo naturale doveva attingere ai frutti spontanei della terra per la sua sopravvivenza. L’istinto di dominio lo portò ad avventurarsi in mare per scoprire altre fonti di nutrimento e di ricchezza. Pescò immergendosi lungo le rive. Se molti pesci gli sfuggivano con fulminei guizzi, il polpo fu più facile ghermirlo con mani predatrici, dargli un morso e sbatterlo violentemente sugli scogli per tramortirlo. Quando lo addentò per alimentarsi gli sembrò una tenera mandorla fresca, «u mandurlìcchie», straordinariamente squisito. Via via affinò la sua tecnica, sfregandolo sugli scogli in un viluppo schiumoso. Poi nelle mani a coppa lo scosse dolcemente, quasi rendendolo simile a una parrucca del Settecento con lunghi riccioli inanellati e tremolanti.

Non pochi hanno tentato di magnificarlo in una delle multiformi sfaccettature della fisionomia caleidoscopica tipica barese. Se per il milanese il panettone è un indiscutibile riferimento caratteristico, per il modenese è lo zampone e per il napoletano la pizza, per il barese è sua maestà «u pulpe rizze», gioiello della ricchissima fauna marina del nostro litorale. Dai nostri «pulparùle» (pescatori e venditori di polpi) altri pescatori rivieraschi hanno adottato la tecnica barese che rende più pregiata e remunerativa, la cattura dei polpi. Per il «patito» «du ccrute» (del crudo), il piacere gastronomico «du pulpe rizze» è poesia del palato e voluttà del gusto. «U pulpe de scòglie» - polpo di scoglio - (detto anche «pulpe de pète» - polpo di pietra) è la più nobile varietà dei molluschi cefalopodi. Nel gotha della «stirpe» «u pulpe de pète» è il più titolato. È quello che si dovrebbe dire di «sangue blu».

A volerlo giudicare «il più blasonato» non si sbaglia. Ha corpo raccolto solcato da rughe con testa ovale a sacco, calva e oblunga. I suoi tentacoli si muovono lenti strisciando sul fondo marino, guatando intorno a sé con occhi apparentemente caterattosi. La presa è tenace e la preda non ha scampo. Le ventose l’avvinghiano in un abbraccio inesorabile di morte. È impossibile stanarlo dal suo anfratto con le mani o con altro ausilio che non siano mezzi fraudolenti, vili come il velenoso acido fenico o il solfato di rame, ai quali non resiste, abbandonando il suo abitacolo ed esponendosi a facile cattura. In altri casi il suo colore grigio oscuro lo aiuta a mimetizzarsi sul fondo marino fra erbe, massi, alghe e sassi. Il suo peso può raggiungere i 5-10 chili.

Anche se arricciato per essere più facilmente commestibile, deve essere sottoposto all’azione del fuoco che riserva mille modi diversi per squisite soluzioni. Il polpo di scoglio deve pesare poco. Meno pesa più è pregiato e squisito. Generalmente oggi viene pescato poco lontano dalla riva a colpi di fiocina, paralizzandolo conil potente fascio luminoso della «lampara» o quando c’è la luce del sole e mare calmo. Quel sole  che intiepidisce l’aria e invita il barese all’immancabile visita «n-dèrr’a la lanze» dove l’occhio si appaga di tante sensazioni. E qui «u pulparùle» inizia all’aperto il suo non breve rituale per arricciatura sotto gli occhi di numerosi «patiti», curiosi e acquirenti. È uno spettacolo primitivo degno di essere vissuto da chi ne sente tutto il rude fascino.


(di GIGI DE SANTIS
Sua maestà «u pulpe rizze»: poesia del palato e voluttà del gusto.)

   

Ecco una poesia di Vito Bellomo e che pubblico volentieri ogni volta che si parla di Sua Maestà " Il polpo"

La malasort du pulp bares (La malasorte del polpo barese)

La malasort du pulp bares
‘Mmènz a tutt l’anmàl ca stònn o’mùnn
stè iùn ca ind a’mmàr, a’ffùnn a’ffùnn,
pass la vita sò jìnd a nu mod stran,
dìscjn ca iè fess e ca mà advent’anziàn.....
......U pulp!Tìnr d’cor, d’la plòs iè‘nnamràt
e stu fatt, sop alla terr, tant s’ha sputtanàt,
ca p’pizzcàu non gj’vol tand’esperiènz,
avàst nu spag, nu stezz d’plòs e la pascènz.
La chèdd du pulp,allòr, iè na vit’amàr,
ma u’chiù sfrtnàt iè cudd ca nàscj a Bbàr:
la vita so, iè normàl, all’ald vànn d’la tèrr,
ma ddò p’jìdd iè na traggèdj, iè pèscj d'na uèrr.
Appèn ven pizzcàt, accòm ved la prima lùscj,
all’anvàm nu muèzzc’ngàp, angòr s’n’fùscj;
e minz stirdsciùt, pu dlòr e pu scjkànd,
ind a’nnudd s’send’trà tutt l’malàndr.
Non fàscj’attìmb a pnzà: ”Ma cuss iè mmàtt?”...
Ca u’Barès u’auànd e u’accmmènz a sbatt
k’tutt la forz e l’nirv sop all chiangùn,
l’cirr s’arrzzèscjn e ièss tanda scjkùm.
La tortùr non ha frnùt, u Barès insìst
e fort scduèscj u’pulp ind o’canìstr:
cert, p’tutt esìst la nascìt, la vit e la mort,
ma chedd du pulp barès iè na vera malasòrt!

Traduzione in italiano

La malasorte del polpo barese
Fra tutti gli animali che esistono al mondo
ce n'è uno che, nel mare più profondo,
vive la sua vita in un modo strano,
dicono sia un ingenuo e che mai diventi anziano.
.....Il polpo, tenero di cuore, è,del gambero, innamorato
e sulla terra, questo, è tanto noto,
che, per pescarlo, non occorre tanta esperienza:
basta uno spago, un pezzo di gambero e la pazienza.
Quella del polpo è, allora, una vita amara,
ma il più sfortunato è quello che nasce a Bari:
la sua vita è normale, nel resto della terra,
ma qui,per lui, è peggio di una guerra!
Appena viene pescato e vede la prima luce,
subito un morso in testa, perchè non scivoli via;
e, mezzo stordito dal dolore e dallo spavento,
in un attimo si sente già svuotare il ventre.
Non ce la fa più e pensa:-Ma questo è matto!-
Ma il Barese lo afferra e comincia a sbatterlo
con tutta la forza e i nervi sugli scogli,
i tentacoli si arricciano e fanno tanta schiuma.
La tortura non è finita, il Barese insiste,
e con forza muove il polpo dentro un cesto;
certo,per tutti esistono la nascita, la vita e la morte,
ma quella del polpo barese è una vera malasorte!
Vito Bellomo




















Ingredienti per 2 panini:

2 polpi freschi di scoglio da 200 - 250 g. ciascuno
2 rosette
rucola (a piacere)

Per l'intingolo

1 bicchiere di olio evo
succo di un limone
1 pizzico di sale e pepe
prezzemolo tritato

Procedimento

Pulirte i polpi eliminando occhi, bocca ed interiora, facendo attenzione a non rompere la sacca del nero che altrimenti spruzzerebbe ovunque, lavarli velocemente in acqua e sale e mettere a scolare.
Preparate l'intingolo con olio, succo di limone,  sale, pepe e prezzemolo tritato finemente e con un rametto di prezzemolo cospargere i polpi con questo intingolo.
Nel frattempo preparare la brace, ponete la griglia con i polpi e lasciate cuocere  girando i polpi da ambo le parti, ogni tanto sempre con il rametto di prezzemolo cospargete i polpi con l'intingolo di olio ricordandovi di lasciarne un po' per i panini, il fuoco sarà moderato in modo da dare una cottura uniforme, dopo circa venti minuti i polpi saranno ben cotti.
Tagliare a metà i panini, cospargete l'interno dei panini con un po' di intingolo e assemblate con un polpo e rucola.



Cliccate ora a questi link, scoprirete i gustosissimi panini delle altre regioni:

Trentino Alto Adige: Bauerntoast
Emilia Romagna: Crescente bolognese
Abruzzo: Summer Burger
L’Italia nel piatto
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Prova anche tu a realizzare una ricetta inerente al tema del mese, pubblica una foto sul tuo account IG utilizzando #italianelpiatto_community e tagga @italianelpiatto. 
La ripubblicheremo con piacere e sarai anche tu protagonista!




lunedì 2 luglio 2018

CUCINA PUGLIESE: Crostini con composta di cipolle rosse di Acquaviva e scaglie di pecorino

Nuovo appuntamento con la cucina regionale de L'Italia nel piatto , il titolo di questa puntata è "Metti una sera a cena...fredda"!
Da oggi  e per tutto il mese di luglio vi parleremo di tutti quei piatti da gustare freddi e ideali per una cena estiva all'insegna della convivialità!


La mia proposta pugliese: "crostini con composta di cipolle rosse di Acquaviva e scaglie di pecorino", dal sapore agrodolce  molto particolare della composta di cipolle rosse che si sposa perfettamente con il salato del pecorino, insomma davvero una delizia per palati raffinati!
Perfetti come aperitivo o come antipasto per iniziare una cena fredda e ideali anche per un buffet o come finger-food.
La cipolla rossa di Acquaviva è un ottimo ingrediente per svariate ricette, la troviamo nel famoso calzone di cipolle, a cui è dedicato ogni anno una sagra che attira numerosi turisti, è ideale affettata a crudo nelle belle insalate estive, la troviamo cotta gratinata al forno con aromi vari, in agrodolce, se ne fa una eccellente composta da abbinare a formaggi stagionati.
Per questa puntata ho voluto preparare proprio la composta di cipolle di Acquaviva da stendere su crostini di pane di Altamura abbinata a scaglie di pecorino, perfetta anche da stendere solo su formaggi stagionati come parmigiano, pecorino, scamorzoni ecc. 

La cipolla rossa di Acquaviva delle Fonti (Presidio Slow Food)
"Il suolo è fertilissimo in olio, grano, anice, comino, mandorle, biade e legumi. Vuolsi notare che fra i ricolti, onde maggiormente si avvantaggia la classe agricola è quello delle cipolle, ricercatissime anche da lontane regioni, essendo prodotto speciale di una parte di questo suolo, che le rende preferibili a quante ne producono altri terreni".
Questo passo è tratto da un testo del 1875 – Storia della Chiesa Palatina di Acquaviva delle Fonti dal 1779 al 1875 –  e nel quale si afferma l'eccellente predisposizione agricola del centro pugliese.
Il nome di Acquaviva delle Fonti è collegato soprattutto alla grande risorsa di acqua dolce, che sgorga limpida da una falda sotterranea perenne ma anche alla qualità dei terreni di questo angolo di Puglia, terreni ben drenati ed aerati, profondi, ricchi in potassio. Caratteristiche ideali per la coltivazione della cipolla, al punto che il bulbo coltivato in questi terreni, già nel corso dell’800, era apprezzato e scambiato anche su mercati extra-regionali. Rinomata per la sua dolcezza, la cipolla di Acquaviva è riconoscibile anche per la tipica forma appiattita: un grosso disco dello spessore di 2-3 centimetri e con un peso di circa 500 grammi. Il suo colore sta tra il rosso carminio e il violaceo e si schiarisce, verso l’interno, sino a divenire completamente bianca. La coltivazione avviene nel rispetto della tradizione antica e in modo del tutto naturale. È seminata in settembre, a luna calante, e raccolta dai primi giorni di luglio sino ad agosto. 



























Ingredienti:

700 g. di cipolle rosse di Acquaviva (al netto)
280 g. di zucchero ( io metà di canna e metà bianco)
70ml. di vinobiaco
35 ml. di aceto balsamico
fette di pane di Altamura
pecorino

Procedimento:

Per la composta di cipolle

Sfogliare le cipolle, lavarle e affettarle, metterle in una coppa ed unire lo zucchero, il vino e l'aceto, mescolare bene, coprire con una pellicola e lasciare riposare per 3-4 ore in luogo fresco.
Poi versare il tutto in un tegame e mettere a cuocere a fiamma moderata fino a far restringere il liquido, ci vorranno circa 3/4 d'ora. Non prolungate di molto la cottura altrimenti si rischia che la composta diventi dura e non più spalmabile.
Appena pronta versare ancora bollente nei vasetti sterilizzati fin quasi ai bordi, chiudere con i tappi e capovolgere subito i vasetti per evitare che si formi l'aria. E' consigliabile usare piccoli vasetti da consumare subito, una volta aperti conservare in frigo per qualche giorno.

Per i crostini di pane

Tostare appena le fettine di pane, spalmare un velo di composta di cipolle e poi pecorino a scaglie, oppure crostini con fettine di pecorino e un velo di composta di cipolle

La composta di cipolle è ideale anche da servire solo su fette di pecorino o altro formaggio stagionato.


Andate ora a curiosare le proposte delle altre regioni:

Trentino Alto-Adige: Tagliere di formaggi trentini con miele http://www.dolcementeinventando.com/2018/07/tagliere-di-formaggi-trentini-con-miele.html
Friuli Venezia Giulia: Baccalà mantecato alla triestina http://zuccheroandcannella.it/baccala-mantecato-alla-triestina/
Emilia Romagna: Insalata tiepida di coniglio fritto https://zibaldoneculinario.blogspot.com/2018/07/insalata-tiepida-di-coniglio.html
Puglia: Crostini con composta di cipolle rosse di Acquaviva e scaglie di pecorino https://breakfastdadonaflor.blogspot.com/2018/07/cucina-pugliese-crostini-con-composta.html

sabato 2 giugno 2018

CUCINA PUGLIESE: Fagiolini alla pugliese


L'Italia nel piatto, nella puntata di oggi, vi parlerà di ricette tipiche regionali dedicate ai "contorni e dintorni", a base di verdure ed ortaggi di stagione, sarà questo infatti l'argomento dominante per tutto il mese di giugno. 
I contorni solitamente accompagnano svariati piatti, a base di pesce o carne ecc., ma in estate possono diventare anche piatti unici per la loro leggerezza e freschezza.
Per la Puglia vi propongo i fagiolini alla pugliese, un piatto tipico della tradizione povera, semplice, saporito e che nella nostra cucina trova ampio spazio sulla tavola.
Oltre che come contorno in Puglia si utilizza questa ricetta anche per preparare un ottimo primo piatto gli spaghetti con i fagiolini, oppure in insalata con pomodori e patate lesse.
I fagiolini sono piuttosto poveri di grassi, proteine e carboidrati, adatti per diete ipocaloriche e in estate costituiscono l'ingrediente principale per piatti leggeri e freschi da consumare nelle calde giornate.










Ingredienti:

1/2 kg. di fagiolini
250 g. di pomodori pelati o freschi
1 spicchio di aglio
olio evo
sale
prezzemolo basilico

Procedimento:

Pulire i fagiolini tagliando le punte ed eliminando eventuali fili, lavare ripetutamente con acqua corrente, scolare e mettere a lessare in acqua salata.
Nel frattempo preparare un sughetto soffriggendo appena l'aglio in olio evo, aggiungere poi i pomodori pelati oppure i pomodori freschi di stagione, un po' di sale e prezzemolo e qualche fogliolina di basilico, portare a cottura.
Quando i fagiolini sono cotti, scolarli e saltarli qualche minuto nel tegame del sughetto.

Ecco le proposte delle altre regioni:

Veneto: Cipolline al cioccolato alla veneta https://www.ilfiordicappero.com/2018/06/cipolline-al-cioccolato.html
Abruzzo:Contorno di Peperoni arrosto https://ilmondodibetty.it/contorno-di-peperoni-arrosto/
Calabria: Patate ‘mpacchiuse con cipolla rossa di Tropea, https://ilmondodirina.blogspot.com/2018/06/patate-mpacchiuse-con-cipolla-rossa-di.html



mercoledì 2 maggio 2018

CUCINA PUGLIESE: Panzerotto con la ricotta asckuande

Questa puntata mensile de L'Italia nel piatto è tutta dedicata al formaggio, vi faremo gustare tante ricette con i formaggi tipici regionali.

Per la Puglia vi presento i famosi panzerotti con la ricotta "asckuande" (forte), un cibo tipico che ogni turista di passaggio, almeno per una volta, non dovrebbe farsi sfuggire per la sua bontà!
La ricotta forte detta anche in dialetto, a seconda delle zone pugliesi, scante, scanta, ascuante, squant, dal latino uscàre-bruciare, è un latticino cremoso, dal sapore intenso, sapido e deciso ma molto gradevole e dal profumo quasi pungente. E' uno dei prodotti agroalimentari tipici (PAT) pugliesi ed è l'ingrediente che trova ampio uso nella preparazione dei piatti tradizionali della nostra terra. Oltre al panzerotto, si usa in piccole quantità per arricchire sughi che andranno a condire le orecchiette o vari tipi di pasta fresca, oppure nel calzone di cipolle sponsali, o semplicemente spalmata su fette di pane casereccio tostato con aggiunta di acciughe.

Si produce tutto l'anno, soprattutto da ottobre a maggio.
La ricotta forte si distingue dalla ricotta fresca in quanto si mantiene commestibile per lungo tempo, peculiarità dovuta al tipo di lavorazione. Il siero di latte vaccino, od ovino, viene portato a 95° e con l'aggiunta di latte di vacca. La ricotta che emerge in superficie viene quindi fatta spurgare e dopo 3 giorni di riposo, il liquido che essa ha espulso viene rimpastato con la cagliata stessa, più volte, fino a raggiungere la giusta consistenza.
Dopo la salatura, la ricotta viene messa a maturare per altri 3-4 mesi in contenitori di terracotta o di legno.
Qui viene lavorata ogni 2-3 giorni, fino a formare un composto cremoso.
La ricotta così ottenuta viene lasciata maturare per un mese, alla temperatura di 9°, in ambiente umido, poi confezionata in vasetti di vetro.

 













Ingredienti per l'impasto panzerotti:

1/2 kg. farina 00
12 g. di lievito di birra
1 cucchiaino di zucchero
1/2 cucchiaio di sale fino
2 cucchiai di olio evo
300 ml. circa di acqua tiepida

Ingredienti per il ripieno:

ricotta forte
acciughe sott'olio
cipolle sponsali o rosse o bianche
passata di pomodoro o pomodorini asciutti
olive baresane snocciolate
olio evo
1 pizzico di sale fino
olio di semi di arachidi per friggere

Procedimento
Sulla spianatoia mettere la farina a fontana, al centro aggiungere lo zucchero, olio evo e il lievito di birra sciolto in poca acqua tiepida, intorno all'esterno della fontana spargere il sale fino.
Iniziare a lavorare aggiungendo man mano l'acqua tiepida, più o meno 300 ml., dipende da quanta ne assorbe la farina, fino a far diventare l'impasto bello liscio non troppo duro ne troppo molle.
Mettere a lievitare in una coppa coperta fino al raddoppio, ci vorrà un'ora abbondante, ma dipende dalla temperatura.
Poi formare tante palline e far lievitare ancora per circa mezz'ora.
Nel frattempo,in un tegame,fate appassire le cipolle in olio evo, aggiungete poi qualche pomodorino (o in mancanza qualche cucchiaio di passata ),un pizzico di sale e a fine cottura le olive snocciolate. L'ideale sarebbe usare  gli sponsali (cipolle lunghe) in mancanza vanno bene le cipolle rosse o bianche.
Stendere le palline di pasta in tanti dischi non troppo sottili, spalmare un strato abbondante di ricotta forte, adagiare le cipolle e sopra 1 o 2 acciughe. Ripiegare il dischetto di pasta a mezzaluna e chiudere benissimo intorno a mano o con la rotellina dentata.
Friggere in abbondante olio facendo dorare da ambo le parti e portare in tavola ancora caldi.

 Le ricette delle altre regioni:

Valle d'Aosta: insalata di montagna con tomette di capra http://www.acasadivale.ifood.it/2018/05/insalata-di-montagna-con-tomette-di-capra.html Piemonte: patate alla savoiarda http://www.fiordipistacchio.it/2018/05/02/patate-alla-savoiarda/ Liguria: pizza bianca al pesto https://arbanelladibasilico.blogspot.com/2018/05/pizza-bianca-al-pesto-per-maggio-for.html Lombardia: I Cannoli Lodigiani http://www.kucinadikiara.it/2018/05/i-cannoli-lodigiani.html Trentino Alto Adige: Topfenknödel con salsa alle fragole http://www.dolcementeinventando.com/2018/05/topfenknodel-con-salsa-alle-fragole.html Veneto: Gnocchi con la fioretta https://www.ilfiordicappero.com/2018/05/gnocchi-con-la-fioretta.html Friuli Venezia Giulia: Frico friulano http://zuccheroandcannella.it/frico/ ‎ Emilia Romagna: La sfogliata o torta degli Ebrei https://zibaldoneculinario.blogspot.com/2018/05/la-sfogliata-o-torta-degli-ebrei.html Toscana: Cacio e baccelli https://acquacottaf.blogspot.com/2018/05/cacio-e-baccelli.html Marche: Umbria: Crostoni al pecorino con asparagi e guancialehttps://www.dueamicheincucina.it/2018/05/crostone-al-pecorino-con-asparagi-e-guanciale.html Lazio: Fave e Pecorino Romano Dop https://zibaldoneculinario.blogspot.com/2018/05/fave-e-pecorino-romano-dop-in-insalata.html Abruzzo:Fiadoni http://ilmondodibetty.it/fiadoni-abruzzesi/ Molise: Soufflé di caciocavallo molisano https://blog.cookaround.com/gildabias/souffle-di-caciocavallo-molisano Campania: La mozzarella di bufala campana https://fusillialtegamino.blogspot.com/2018/05/la-mozzarella-di-bufala-campana.html Puglia: Panzerotto con la ricotta asckuande https://breakfastdadonaflor.blogspot.com/2018/05/cucina-pugliese-panzerotto-con-la.html Basilicata: Canestrato di Moliterno con miele e noci http://blog.giallozafferano.it/lalucanaincucina/canestrato-di-moliterno-alla-piastra-con-miele-e-noci/ Calabria: Caciocavallo di Ciminà arrostito https://ilmondodirina.blogspot.com/2018/05/caciocavallo-di-cimina-arrostito.html Sicilia: Cacio all'Argentiera - https://www.profumodisicilia.net/2018/05/02/cacio-allargentiera/ Sardegna: SUPPA CUATA https://dolcitentazionidautore.blogspot.com/2018/05/suppa-cuata.html