I Trònere di Turi sono dei saporitissimi e gustosi involtini di
carne, cotti rigorosamente nella pignata, tegame di terracotta tipico del sud Italia, utilizzato
soprattutto nei forni a legna per i cibi che necessitano di una cottura lenta.
E' questa la mia proposta
per il tema mensile "Pentole, padelle e teglie tradizionali
regionali" de L'Italia nel piatto che per questo appuntamento vi
racconterà le ricette preparate utilizzando una pentola, una teglia, un
attrezzo della tradizione come per esempio: il paiolo per la polenta; il testo
per le piadine e le focacce;
la tigelliera in Emilia Romagna; la pignata del sud Italia; il ruoto
napoletano, la cuscussiera siciliana; la ferratella abruzzese, etc.
La Pignata
La pignata è il classico tegame di terracotta, indiscusso protagonista della cucina tradizionale della Puglia e di altre regioni del sud Italia!
Può avere varie misure, bassa, alta, ha due manici e all’interno è smaltata per assicurare l’impermeabilità. Poi c'è la pignata o pignatello a forma di vaso panciuto, ideale per la cottura dei legumi.
La pignata fu il primo recipiente
per la cottura dei cibi, risalente all’età neolitica.
I tegami di terracotta sono eccellenti
per una cottura lenta e delicata di varie preparazioni gastronomiche, rispettando
i sapori autentici e genuini dei cibi.
La cottura al fuoco poi è l’ideale,
evoca momenti di calda atmosfera e ricordi del passato!
La pignata però è perfetta anche da
usare sul fornello a gas o nel forno, un accorgimento importante prima di
usarla la prima volta è quello di
tenerla a bagno in acqua tutta la notte per non rischiare crepature in seguito!
Legumi, minestroni, zuppe, stufati,
carni acquistano un sapore eccezionale se cotti nelle pignate!
In Salento è la pentola per la
cottura dei tradizionali “pezzetti di cavallo” o per il “polpo alla pignata”!
Il termine pignata o “u tiène” in dialetto turese o “o tiano” in dialetto napoletano o “tajanu/tianu” in dialetto siciliano, deriva dal greco antico “tèganon” che indicava appunto il tegame.
I
Trònere di Turi nella pignata
I Trònere sono una specialità gastronomica di Turi.
Sono degli involtini di reale di bovino, ogni fetta viene condita con sale, pepe, ventresca fresca a fettine, provolone, formaggio canestrato, prezzemolo tritato e infine arrotolata e chiusa bene senza bisogno di stuzzicadenti o filo . I trònere vengono poi disposti fra due strati abbondanti di cipolle bianche affettate sottili e pomodorini ( meglio se sono quelli appesi o al filo).
E' così che si mantiene all'interno la giusta umidità in fase di cottura.
Un'altra
caratteristica dei trònere è la cottura lenta nella "pignata",
il classico tegame di terracotta tipico delle regioni del sud Italia.
I
trònere hanno bisogno di almeno 4 o 5 ore di cottura a calore moderato per
avere poi una carne saporitissima e tenerissima tanto da non
aver bisogno del coltello per tagliarla!
I
trònere non prevedono l’uso della passata di pomodoro come le classiche
brasciole baresi, ma solo dei pomodorini e tanta cipolla, il sughetto che forma è quasi in bianco, sono più grandi delle
brasciole , vengono cotti nel forno mentre le brasciole sul fornello.
Le brasciole
sono diffuse in tutta la Puglia mentre i trònere restano una specialità distintiva di Turi!
Nel 2025
i Trònere di Turi sono stati inseriti nell’elenco nazionale PAT.
Si
possono gustare nelle macellerie, trattorie e ristoranti di cucina tipica.
Origine dei Trònere
Si
diffusero soprattutto negli anni 40’ subito dopo il secondo conflitto mondiale,
ad opera di un certo Felice Cirillo di Terlizzi e sua moglie Laura di Turi.
Felice
iniziò a gestire nel borgo antico di Turi un’osteria con sua moglie,
specializzandosi nella preparazione di piatti semplici della tradizione turese.
La loro specialità era il ragù di brasciole di carne equina o bovina, la cottura degli involtini, dal peso
di 100 g. circa, avveniva nei tegami di terracotta, in dialetto turese “u tiène” (tiano,
dal greco tèganon, ossia grosso tegame in terracotta).
Un
giorno, quasi per caso, Felice iniziò a preparare degli involtini di carne più grandi,
più sostanziosi e in bianco rispetto alle classiche brasciole al sugo.
Durante
dei lavori in campagna, una mula ebbe un grave incidente ed il proprietario fu
costretto a macellarla, La carne fu destinata a Felicetto che, per utilizzare
tutta la carne cominciò a creare dei grossi involtini, i trònere appunto, da
offrire gratuitamente agli operai agricoli della zona!
L’osteria
era molto apprezzata per la bontà dei piatti che proponeva tanto che era
frequentata anche da clienti di paesi limitrofi.
Curiosità
Il nome “trònere”
deriva da tuono, forse per l’esplosione di bontà che provoca l’assaggio di
questi gustosi involtini!
TURI
I Trònere sono una specialità gastronomica di Turi, un comune che sorge nell'altopiano della Murgia, in
un territorio cosparso da campi coltivati, architetture di pietra e antiche
masserie. Il suo centro antico, innalzato nella zona più alta del paese è
caratterizzato dalle casine imbiancate di calce, dalle viuzze e dalle edicole votive!
Turi
è un importante centro cerasicolo a livello nazionale, famosissima è la sua
ciliegia Ferrovia,una varietà pregiata ed esportata in tutto il mondo!
Unaltra
specialità turese è la Faldacchea, il rinomato dolce della sposa che in passato
si offriva ai matrimoni, a base di mandorle, qui trovate la ricetta.
4 fette da 250 g. circa di reale di bovino
800 g. di cipolle bianche
8 fette di ventresca fresca
4 pezzetti di provolone dolce o semipiccante
200 g. di pomodorini
q.b. di formaggio canestrato o pecorino grattugiato
q.b. di di prezzemolo tritato
q.b. di sale e pepe o peperoncino (a piacere)
q.b. di olio extravergine di oliva
Procedimento
- Disporre su ogni fetta di carne un pizzico di sale e pepe e a piacere peperoncino, 2 fettine di ventresca fresca, un pezzetto di provolone, formaggio grattugiato e prezzemolo tritato.
- Avvolgere bene le fettine tipo involtini senza bisogno di chiuderli con stuzzicadenti o filo da cucina.
- Irrorare il fondo della pignata (il tegame di terracotta) con un giro di olio evo, poi fare uno strato con la metà delle cipolle bianche affettate sottili, aggiungere qualche pomodorino tagliuzzato, prezzemolo e formaggio grattugiato, adagiare i tronere con la chiusura verso il basso in modo da non farli aprire in cottura.
- Coprire completamente gli involtini con la restante cipolla affettata, qualche altro pomodorino tagliuzzato, formaggio grattuggiato, prezzemolo e un altro giro di olio evo.
- Coprire con coperchio o carta stagnola e infornare a 170° per circa 4 ore o poco più, avendo cura di controllare.
- Non ci sarà bisogno di aggiungere acqua perchè sarà sufficiente il liquido di cottura dellecipolle e della carne!
- Sfornare e servire con ottimo pane casareccio a fette per una gustosa scarpetta!
Liguria: le pentole di terracotta e la zuppa di pesce
Lombardia Il paiolo di rame e la polenta
Trentino-Alto Adige Polenta Macafana
Veneto: Il paiolo e la polenta
Toscana Crisciolette di Cascio
Marche: Teglia di verdure arrosto
Umbria Testo umbro: cos’è e come si usa per cuocere pizza e torta al testo
Lazio Trippa alla romana
Abruzzo Ferratelle abruzzesi arrotolate
Molise Ferratelle Rustiche con Caciocavallo e Ventricina
Campania Ruoto di ziti spezzati al forno
Puglia I Trònere di Turi nella pignata
Basilicata U Cutturrid: l'antico stufato di pecora nella pignata
Sicilia Patate Aggrassate nel tegame di Terracotta
Sardegna Zippulas in Scivedda h
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Ma che squisitezza!! Non ne avevo mai sentito parlare, certo esistono piatti veramente fantastici, devono essere davvero gustosi!! un abbraccio e tanti auguri di buona Pasqua
RispondiEliminaCome dicevo anche a Lucia, non sapevo (ignorantona!) dell'esistenza della Pignata...
RispondiEliminaQuesto mese ho imparato tante cose nuove!
Grazie per il bellissimo post, un caro abbraccio e Buona Pasqua!
ma voi quante tipologie di involtini avete? e tutti buoni e saporiti! complimenti per la ricetta e il post! un abbraccio e tanti cari auguri di Buona Pasqua!
RispondiEliminaAnche da voi bellissime pentole di terracotta! Anche in Liguria, le tomaselle, i nostri involtini di carne si cuociono in questa pentola :)
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