lunedì 16 marzo 2015

CUCINA PUGLIESE: Torta Pasticciotto

Lo sentite oggi il profumo che emanano le nostre cucine?!
Profumi di casa, profumi di una volta, profumi di antiche ricette, a volte dimenticate o perse, altre volte...e per fortuna, ancora  proposte e tramandate da mamme, zie, nonne!!!
Oggi puntata super, un itinerario goloso fra le leccornie delle nostre regioni, infatti il tema è:

Torte rustiche dolci - Dolci da credenza ...dolci semplici, poveri ma forse proprio per questo così ricchi di sapori e profumi che ci riportano magari indietro nel tempo, che caratterizzano la cucina tradizionale, che con pochi ingredienti riescono sempre a sorprenderci per la loro bontà!

La mia cucina vi propone la Torta Pasticciotto, versione rotonda dei classici e famosissimi Pasticciotti in versione mignon nelle classiche formine ovali.
Uno scrigno che custodisce un gioiello...una frolla friabilissima, rigorosamente preparata con lo strutto, regala al palato una fragranza incredibile e che racchiude una golosa crema pasticcera profumata al limone...!

E' il dolce per eccellenza del Salento, dove tutte le pasticcerie ne fanno bella mostra nelle loro vetrine, il dolce che il turista non deve assolutamente perdersi trovandosi in zona, il dolce della prima colazione con la C maiuscola e  degnamente servito anche alla fine del pranzo domenicale!
Per i salentini è consuetudine offrire questo dolce in occasioni allegre o dolorose, infatti vengono offerti come "cùnsulu" cioè come colazione consolatrice in caso di lutto in famiglia.

Un primo documento testimonia che il pasticciotto è risalente al 1707, come si scopre nell'archivio della Curia vescovile di Nardò, nell'inventario stilato il 27 luglio 1707 in occasione della morte di Mons. Orazio Fortunato, tra le altre masserizie compaiono:"barchiglie di rame da far pasticciotto numero otto".
Un'altra versione vede la nascita del pasticciotto nel 1745 a Galatina nella bottega della famiglia Ascalone durante i festeggiamenti di San Paolo, guaritore delle tarantate. Nicola Ascalone si tormentava per portare innovazione e originalità nella sua bottega di pasticceria in quel periodo critico della sua attività e tra una torta ed un dolce si ritrovò tra le mani poco impasto e poca crema che non sarebbero bastati a preparare un'altra torta. Decise comunque di utilizzare quei resti mettendoli in un piccolo contenitore di rame realizzando così una piccolissima torta di crema che lui stesso definì un pasticcio. Messo in forno ugualmente, lo regalò poi ad un passante al quale piacque così tanto che ne ordinò altri da portare in famiglia. Insomma, fu subito un successo e da quel giorno nacque "il pasticciotto de lu Scalone"che divenne un dolce tipico salentino.

Quale sia la versione giusta...non si sa, di sicuro è che il pasticciotto è di una golosità unica!!!

La città di Lecce lo ha riconosciuto come dolce tipico leccese ed è presente nell'elenco dei prodotti agroalimentare tradizionali redatto dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (ai sensi dell'art.8 del D.Lgs. 30 aprile 1998, n.173)
Notizie da wikipedia

Un abbraccio MILENA


Torta Pasticciotto
























Ingredienti:

per la frolla:

600 g. di farina 00
250 g. di zucchero
250 g. di strutto
3 uova
2 bucce grattugiate di limone
1 cucchiaio di lievito per dolci o bicarbonato di ammonio
albume d'uovo per spennellare

per la crema pasticcera:

1 l. di latte
100 g. di farina
200 g. di zucchero
6 tuorli d'uovo
2 bucce grattugiate di limone

Procedimento:

Preparare la crema pasticcera che deve essere abbastanza fredda e sostenuta prima di farcire la torta.
Nel tegame versare la farina e lo zucchero, miscelare, poi aggiungere a filo il latte ed amalgamare gli ingredienti, sbattere leggermente i tuorli e versarli nel composto sempre mescolando, infine grattugiare direttamente nel tegame le bucce di limone, portare sul fuoco e far addensare sempre mescolando con un cucchiaio di legno e far raffreddare completamente, meglio poi passare in frigo.

Poi preparare la frolla versando a fontana la farina sulla spianatoia, al centro inserire lo zucchero, le uova leggermente sbattute, lo strutto le bucce grattugiate di limone e il lievito o il bicarbonato di ammonio, impastare velocemente fino a far diventare l'impasto bello liscio e setoso, formare una palla, avvolgere in pellicola e mettere a riposare in frigo almeno per un'oretta, si può anche prepararlo la sera prima, tenendolo in frigo la notte.

Riprendere la frolla dal frigo, dividere in due parti, una sarà un po' più grande, stendere a disco col mattarello mettendo l'impasto fra due fogli di carta da forno, adagiare il disco di frolla più grande in un tegame con diam. 30 cm. facendo fuoriuscire i bordi, cospargere di crema pasticcera ormai fredda e soda, coprire con l'altro disco di frolla chiudendo i bordi ed eliminando la pasta in eccesso.
Infornare a 200° circa per 30-40 minuti e fino a doratura completa della torta.





Non perdetevi le altre ricette:

Trentino-Alto Adige:  Torta Rosengarten

Friuli-Venezia Giulia: Crostata con la zucca 

Lombardia: La Torta Bertuldina

Veneto: Focaccia veneta




Toscana: Berlingozzo fiorentino e pratese


  


Basilicata: Pane semidolce - il puccillato di Castelluccio

Campania: Torta Caprese








giovedì 5 marzo 2015

Le Crescentine (o Tigelle) modenesi

Viste e non viste!!!
Eh si...quando c'è un gruppo di ragazzi super affamati, già..loro sono sempre affamati, non ti danno neanche il tempo di servirle belle ripiene a tavola!
E le foto? "E ma ora devi fare le foto...? Ma daaaai... ora si raffreddano...?"
E gnammete, gnammete!

Insomma avrete capito che sono andate a ruba, una tira l'altro! Per miracolo sono riuscita a fare queste misere foto!

Finalmente riesco a postare le famose Crescentine o dette anche, ma erroneamente, Tigelle.
La Crescentina è un tradizionale pane della zona di Modena, preparata con farina, acqua e lievito e con varianti di aggiunta di strutto oppure olio, o latte, oppure panna. Una volta venivano cotte appunto nelle tigelle (da qui l'uso ormai diffuso di chiamarle tigelle) che erano dei dischi di terracotta fatte con terra di castagneto triturata molto sottile e modellata in uno stampo di legno con delle incisioni in bassorilievo di figure geometriche o floreali che rimanevano poi stampate sui dischi di pasta durante la cottura. I dischi di pasta lievitata venivano alternati con le tigelle arroventate prima nel camino e le foglie di castagno o di noce.
Eh...posso solo immaginare il profumo delle crescentine di una volta!

Oggi per la cottura delle crescentine si usa una piastra doppia con all'interno le forme per inserire i dischi di pasta, in mancanza di tale piastra va bene anche un tegame antiaderente con l'accortezza di girare i dischi di pasta per cuocerle da ambo le parti.
Sono buonissime farcite con salumi vari ma soprattutto con il pesto modenese detto anche cunza...lardo tritato sottile e condito con aglio, rosmarino e Parmigiano Reggiano, praticamente una goduria incredile, roba da leccarsi i baffi!!!  
Le ho preparate  per una cena con amici di mio figlio...e ringrazio ancora tanto uno di loro, Maurizio, modenese doc, per il graditissimo regalo della tigelliera!
Amiche emiliane...consigli...suggerimenti?

Un abbraccio MILENA









E questo è il pesto modenese fatto con il lardo... foto bruttissima, ma il pesto era di un buono incredibile!


Ingredienti:

1 kg. di farina 00
1 cubetto di lievito di birra
1/2 litro circa di latte tiepido (o acqua)
1 cucchiaio di sale fino
un po' di strutto oppure olio

Per la farcitura:

salumi vari:
salame
mortadella
prosciutto cotto
prosciutto crudo
coppata
formaggi affettati

Per il pesto modenese:

lardo tritato e condito con aglio, rosmarino e Parmigiano Reggiano

Procedimento:

Mettere la farina a fontana sulla spianatoia, scioglier in poco latte tiepido il lievito di birra e metterlo al centro della farina, in un angolo esterno mettere il sale che non deve essere a contatto con il lievito all'inizio, aggiungere pian piano il resto del latte e cominciare ad impastare fino a quando diventa una pasta bella liscia. Coprire con un canovaccio e mettere a lievitare in un posto non ventilato, io di solito metto nel forno spento e chiuso, fino al raddoppio, ci vorranno circa 2 ore più o meno.
Poi stendere la pasta non troppo sottile e formare con lo stampino in dotazione alla piastra ( in mancanza va bene anche un bicchiere) i dischi di pasta, lasciare riposare ancora una mezz'ora circa e poi cuocere nella piastra per 2-3 minuti capovolgendola per far cuocere da ambo le parti.
Una volta cotti, farcire a piacere.

lunedì 2 marzo 2015

CUCINA PUGLIESE: Linguine cu suche de pulpe de pète


Profumi e sapori di mare!

La puntata di oggi della rubrica de l'Italia nel piatto mi delizia particolarmente!
Adoro il mare, adoro i suoi profumi e adoro tutti suoi frutti...cotti, crudi...insomma avrete capito che vivrei di  pesca tutto l'anno!
Il sapore di mare a tavola mi mette sempre di buonumore, mi rallegra, per me è una coccola come per un'altra potrebbe essere il cioccolato, mi fa assaporare l'aria estiva anche se fuori piove a dirotto!
Con lo spaghetto, in frittura, arrosto, in umido, l'insalata, gratinato, lesso, al vapore, impanato, marinato, al forno, alla griglia, in brodo, al cartoccio, in bianco, con il pomodoro, con le patate, con le verdure, ecc., ah dimenticavo...e volete mettere un piattino di crudo (per me al primo posto)!!!
Insomma tantissimi sono i modi per preparare il pesce, ma bastano anche solo pochissimi ingredienti per rendere eccellente un piatto a base di mare!!! 

Il tema di oggi è appunto il pesce (molluschi, crostacei) e nella mia cucina trovate Sua Maestà Il Polpo con un piatto di Linguine cu suche de pulpe de pète (Linguine con sugo di polpi di pietra o di scoglio).

I polpi da mangiare crudi sono quelli piccoli e tassativamente di scoglio, vengono pescati dalle barchette e ...beh, ah, oh, ehm, uhm,  anche da me, maglia rosa della pesca di polpi, scherzo ovviamente, in parte però eh! 
In estate, con il nostro gommone, mi diverto insieme ad amici a fare gare di pesca di polpi e secondo voi chi ne pesca di più???
I piccoli li facciamo fuori subito crudi, i più grandi li facciamo cotti in vari modi, entrambi  previa arricciatura con una tecnica unica al mondo tramandata da secoli.
Una attestazione sicura di questo rito ce la dà Ateneo: "Plecté poliùpodos piléses" "tentacoli di polpo sbattuto"; una Decretazione decurionale di Bari del 1513, tra l'altro menziona "il polpo rizzuro" (= arricciato).
Il privilegio di tale operazione l'hanno i pescatori baresi, molesi (beh, anche se di adozione, sono una molese eh!) e molfettesi.
Per arricciare un polpo bisogna: 1) asportare la tasca del nero; 2)asportare la membrana tentacolare superiore;3) battere il polpo su una lastra di pietra con una paletta di legno; 4) sbattere con forza il polpo sulla lastra o sullo scoglio; l'operazione viene ripetuta più volte. La cottura "meccanica" è quasi raggiunta; 5) tenendo il polpo per il sacco, strisciarlo leggermente sullo scoglio, con un movimento di andirivieni, per almeno un quarto d'ora; 6) il polpo, meglio insieme ad altri polpi, visto il lavoro, viene adagiato in un cesto piatto e fatto dondolare da un bordo all'altro del cesto. I cirri o tentacoli, che prima erano flaccidi e snervati, ora si attorcigliano e prendono forma di buccoli. L'operazione completa dura circa due ore.
E sfacciatamente queste rosette di mare vengono addentate!
L'operazione dell'arricciatura serve per rendere il polpo bello tenero e croccante.
Avevo già  descritto questo mollusco qui in questo post e vi riporto la simpatica poesia di Vito Bellomo:

La malasort du pulp bares (La malasorte del polpo barese)

La malasort du pulp bares
‘Mmènz a tutt l’anmàl ca stònn o’mùnn
stè iùn ca ind a’mmàr, a’ffùnn a’ffùnn,
pass la vita sò jìnd a nu mod stran,
dìscjn ca iè fess e ca mà advent’anziàn.....
......U pulp!Tìnr d’cor, d’la plòs iè‘nnamràt
e stu fatt, sop alla terr, tant s’ha sputtanàt,
ca p’pizzcàu non gj’vol tand’esperiènz,
avàst nu spag, nu stezz d’plòs e la pascènz.
La chèdd du pulp,allòr, iè na vit’amàr,
ma u’chiù sfrtnàt iè cudd ca nàscj a Bbàr:
la vita so, iè normàl, all’ald vànn d’la tèrr,
ma ddò p’jìdd iè na traggèdj, iè pèscj d'na uèrr.
Appèn ven pizzcàt, accòm ved la prima lùscj,
all’anvàm nu muèzzc’ngàp, angòr s’n’fùscj;
e minz stirdsciùt, pu dlòr e pu scjkànd,
ind a’nnudd s’send’trà tutt l’malàndr.
Non fàscj’attìmb a pnzà: ”Ma cuss iè mmàtt?”...
Ca u’Barès u’auànd e u’accmmènz a sbatt
k’tutt la forz e l’nirv sop all chiangùn,
l’cirr s’arrzzèscjn e ièss tanda scjkùm.
La tortùr non ha frnùt, u Barès insìst
e fort scduèscj u’pulp ind o’canìstr:
cert, p’tutt esìst la nascìt, la vit e la mort,
ma chedd du pulp barès iè na vera malasòrt!

Traduzione in italiano

La malasorte del polpo barese
Fra tutti gli animali che esistono al mondo
ce n'è uno che, nel mare più profondo,
vive la sua vita in un modo strano,
dicono sia un ingenuo e che mai diventi anziano.
.....Il polpo, tenero di cuore, è,del gambero, innamorato
e sulla terra, questo, è tanto noto,
che, per pescarlo, non occorre tanta esperienza:
basta uno spago, un pezzo di gambero e la pazienza.
Quella del polpo è, allora, una vita amara,
ma il più sfortunato è quello che nasce a Bari:
la sua vita è normale, nel resto della terra,
ma qui,per lui, è peggio di una guerra!
Appena viene pescato e vede la prima luce,
subito un morso in testa, perchè non scivoli via;
e, mezzo stordito dal dolore e dallo spavento,
in un attimo si sente già svuotare il ventre.
Non ce la fa più e pensa:-Ma questo è matto!-
Ma il Barese lo afferra e comincia a sbatterlo
con tutta la forza e i nervi sugli scogli,
i tentacoli si arricciano e fanno tanta schiuma.
La tortura non è finita, il Barese insiste,
e con forza muove il polpo dentro un cesto;
certo,per tutti esistono la nascita, la vita e la morte,
ma quella del polpo barese è una vera malasorte! 

Un abbraccio MILENA

Notizie da La cucina pugliese di Luigi Sada

Ecco la ricetta : 
Linguine con sugo di polpi di pietra o di scoglio




















Ingredienti:

500 g. circa di polpo
400 g. di pomodori ciliegia o pelati
1 cipolla
1 spicchio di aglio
olio evo q.b.
1/2 bicchiere di vino
prezzemolo fresco tritato
peperoncino (a piacere)
sale
250 g. di linguine o spaghetti
Procedimento:

In un tegame soffriggere nell'olio evo la cipolla e l'aglio tritati, aggiungere il polpo a pezzi, far rosolare per qualche minuto, sfumare con il vino, aggiungere una punta di peperoncino, chiudere con il coperchio e far cuocere per circa 15 minuti, poi versare i pomodori tagliati a pezzi o i pelati, aggiustare di sale portare a cottura, prova assaggio.

Lessare la pasta, scolare al dente e far saltare nel tegame del polpo.
Impiattare con prezzemolo fresco tritato.



https://www.facebook.com/LItaliaNelPiatto


http://litalianelpiatto.blogspot.it/

Andiamo a curiosare nelle cucine delle altre regioni e gustiamoci le loro bontà:

Friuli-Venezia Giulia: Sope di pes di Maran

Veneto: Bigoli in salsa di alici

Lombardia: Risotto con filetti di pesce persico

   

Toscana: Seppie in zimino





Lazio: Timballo di alici e scarola

Campania: Alici indorate e fritte 

Basilicata: Alici alla scapece

Puglia: Linguine cu suche de pulpe de pète 




Ed ora siamo lieti di annunciarvi la ricetta vincitrice del contest dedicato al carnevale:

Le orecchie di coniglio del blog http://mifaiunmuffin.blogspot.it/2015/02/orecchie-di-coniglio-frittelle-di.html

Complimenti, bellissima e golosa ricetta!



lunedì 16 febbraio 2015

CUCINA PUGLIESE: Le cecuère salvàgge cu bbrote

Per l'appuntamento di oggi de "L'Italia nel piatto", il nostro gruppo vi propone piatti a base di Zuppe o Verdure, ideali da gustare in questo periodo.

Qui da me potrete assaporare un piatto tipico "Le cecuère salvàgge cu bbrote" ovvero "Le cicorielle selvatiche con il brodo" un piatto povero ma che vi assicuro ...è una coccola!

Le cicorielle selvatiche hanno un gusto piuttosto amarognolo che a me piace parecchio, forse non tutti gradiscono, ma mitigato dal sapore più delicato del brodo, ne fa un ottimo e salutare piatto.
Questa verdura cresce spontanea quasi dappertutto in Puglia e la si può trovare in quasi tutto il periodo dell'anno.
La gastronomia pugliese è ricca di piatti a base di cicorie, il tradizionalissimo piatto di "cicorie e fave", un tempo il cibo dei contadini, oggi ormai la fa da padrona sulle nostre tavole e nei ristoranti tipici alla moda!

Caratteristiche principali di questa verdura sono le sue proprietà terapeutiche su tutto l'organismo, in particolare è diuretica, abbassa la pressione, depura i reni, coadiuvante nella cura di problemi respiratori, dermatologici ecc., insomma una vera medicina naturale!


Un abbraccio MILENA


















Ingredienti:

Per il brodo:

1 osso di prosciutto o una cotenna di lardo o altra carne per brodo
1 costa di sedano
1 pugnetto di pomodorini d'inverno (al filo)
1 piccola cipolla
sale q.b.

Inoltre:

1 kg. di cicorielle selvatiche
formaggio pecorino grattugiato
fette di pane casereccio tostato

Procedimento:

In un tegame con abbondante acqua salata mettere la carne a bollire ed eventualmente schiumare, poi aggiungere  tutti gli altri  ingredienti per il brodo e far cuocere.
Nel frattempo pulire le cicorielle eliminando il torsolo ed eventuali foglie sciupate, lavarle ripetutamente (hanno sempre residui di terreno)  e metterle a lessare in abbondante acqua salata.
Una volta cotte, scolarle, sistemarle nelle fondine e condire con il brodo e una bella manciata di pecorino grattugiato e gustare con dell'ottimo pane casereccio tostato.






Ora...non perdetevi le gustose ricette delle altre regioni!

Valle d'Aosta:  Minestra di riso con porri e patate 

Trentino-Alto Adige: La mosa e la trisa
  
Friuli-Venezia Giulia: Jota alla triestina 

Veneto: La panada

Lombardia: La Büseca (Trippa)

Liguria:  Carciofi con piselli (articiocche con puisci)    http://arbanelladibasilico.blogspot.com/2015/02/litalia-nel-piatto-zuppe-e-verdure.html
   
Emilia Romagna: Zuppa di patate DOP di Bologna e polenta con gorgonzola

Toscana: Porrata bianca, ricetta fiorentina del '300



Abruzzo:Zucchine e Patate (Chicocce e patane) http://ilmondodibetty.it/zucchine-e-patate-chicocce-e-patane/ 


Lazio: Minestra di broccolo alla romana 

Campania:'Mbastuocchio vruoccl e rape e fasul

Basilicata: Pasta e patate con peperoni cruschi e ricotta salata

Puglia: Le cecuère salvàgge cu bbrote 

Calabria: Zuppa di fagioli, zucca gialla, funghi e borragine  http://ilmondodirina.blogspot.com/2015/02/zuppa-di-fagioli-zucca-gialla-funghi-e.html

Sicilia: Macco di fave e finocchietto selvatico
  


lunedì 2 febbraio 2015

CUCINA PUGLIESE: A Farnedd

Siamo entrati ormai nel clima festoso di Carnevale e noi del gruppo de "L'Italia nel piatto" oggi  vi proponiamo  tutta una serie di ricette dolci o salate tipiche del Carnevale!

Nella mia cucina trovate dei dolcetti a base di "Farnedd" o "Farinella" prodotto tipico di Putignano, bella cittadina posta su tre colli e famosissima per il suo Carnevale, il più antico d'Europa,  pare sia anche il più lungo visto che inizia il 26 dicembre.

Durante il 1300 ci furono violente invasioni Saracene che portarono terrore e morte fra la gente di Putignano e fu durante una di queste che alla popolazione venne una brillante idea, si cosparsero tutto il corpo con una polvere color nocciola mostrandosi agli invasori come mostri! I saraceni, spaventati e pensando che gli abitanti del paese fossero stati colti da una strana e grave malattia contagiosa, fuggirono via! Putignano fu salva!
Quella polvere misteriosa non era altro che la Farinella (a farnedd), uno sfarinato di ceci ed orzo pestati e tostati.
Insomma, la Farinella è un cibo antico dei nostri contadini, formava l'unico pranzo che si consumava durante i duri lavori nei campi, si portava appeso alla vita in un sacchetto di tela chiamato "u volz"e dapprima era mangiato al naturale in polvere, semplicemente con acqua, olio e sale oppure accompagnava fichi freschi o secchi.
Nel 1700, i maestri di cucina la proposero anche ai signori, sulla pasta al sugo, con le verdure, patate lesse ed anche come dolce mescolato allo zucchero.
Le sue origini sono così antiche tanto che, nel tempo, questo sfarinato si è associato anche al carnevale dando il nome alla maschera simbolo delle sfilate carnascialesche di Putignano, Farinella ha l'abito simile ad Arlecchino ma con un cappello da giullare con punte e campanelli. Originariamente i colori della maschera di Farinella erano bianchi e verdi, i colori della città ed il personaggio era rappresentato nell'atto di mettere pace fra cane e gatto che simboleggiavano i cittadini di Putignano.

Oggi sono ormai in pochi a conoscere questo gustoso prodotto e se non fosse stato per la ricerca effettuata in rete, anch'io sarei rimasta all'oscuro di questo profumato sfarinato.
La peculiarità di questo prodotto è quella di essere usata così com'è, in quanto tostata e non cruda, quindi ottima per accompagnare sughi, verdure lesse o patate.

Sono riuscita a comprare la farinella da un produttore di Putignano, forse l'unico rimasto, che munito di una macina in pietra, riesce ancora a donarci la tradizione della nostra terra!
E da lui ho ricevuto la ricetta di questi dolcetti che vi propongo oggi!

Un abbraccio MILENA

Notizie prese qui

Dolcetti di farinella












Ingredienti:

500 g. di farinella mista di ceci ed orzo
275 g. di burro
175 g. di zucchero
2 uova
1 tuorlo
1 buccia di limone grattugiato
1 buccia di arancia grattugiata
1 pizzico di cannella
latte q.b (se occorre)

Procedimento:

In una coppa lavorare il burro a crema, aggiungere lo zucchero, le uova, la buccia grattugiata di limone ed arancia e cannella.
Mescolare e versare il tutto al centro della farina.
Impastare, formare una palla e far riposare per un po'.
Poi stendere l'impasto e dare la forma a vostro piacere.
Infornare a 160° per circa 15 minuti.


E questi invece sono dolcetti di farinella al vincotto di fichi











Ingredienti:

farinella e farina integrale q.b.
250 ml. di vincotto di fichi
50 g. di noci tritate
25 g. di zucchero
7 g. di ammoniaca
1 pizzico di cannella
buccia di arancia e limone grattugiato

In una zuppiera versare il vincotto di fichi, aggiungere le noci tritate, ammoniaca, cannella, buccia di arancia e di limone grattugiati, amalgamare e versare le farine fino ad ottenere un impasto consistente, stendere l'impasto e formare i dolcetti con le formine.
infornare a 160° per circa 15 minuti.

Ricetta presa qui






Ed ora non lasciatevi sfuggire le ricette tipiche delle altre regioni:


Trentino-Alto Adige:  Frittelle di mele trentine
  
Friuli-Venezia Giulia: Rafioi o ravioli di Carnevale

Veneto: Lattughe e frigole de carneval 

Lombardia: Chiacchiere milanesi

  

Toscana: Berlingozzi (detti anche zuccherini)

Umbria: Strufoli http://www.dueamicheincucina.ifood.it/2015/02/strufoli-per-l…lia-nel-piatto.html 

Abruzzo: Cestini di Cicerchiata http://ilmondodibetty.it/cestini-di-cicerchiata/ 



Campania: Sanguinaccio con il sangue di maiale
Basilicata: Polpette di pane e patate 





Il vincitore del contest di Gennaio per le ricette con la frutta secca è franca del blog Cannella e gelsomino con i suoi meravigliosi "mucatoli" http://cannellaegelsomino.blogspot.it/2015/01/i-mucatoli.html!!!