giovedì 16 aprile 2015

CUCINA PUGLIESE: Piselli e carciofi ripieni

L'appuntamento di oggi della rubrica L'Italia nel piatto è tutto dedicato ai prodotti e ricette primaverili, piatti leggeri, freschi e genuini.

La Puglia...terra di carciofi ma, anche piselli, fave, fagioli, lenticchie, ceci, sono prodotti di colture di antica  tradizione agricola pugliese.
La mia proposta è un piatto tipico barese, Carciofi ripieni con i piselli freschi, un binomio perfetto che unisce il sapore un po' amarognolo dei carciofi al gusto dolciastro dei piselli, insomma ne nasce un piatto davvero squisito, sano e nutriente.
I piselli freschi insieme alle fave fresche, in questo periodo dominano le nostre tavole, ne facciamo scorte soprattutto di piselli che raccolti e puliti, vengono surgelati per poi gustarne a piacere in svariate preparazioni!
Andiamo allora a vedere la ricetta!

Un abbraccio MILENA











Ingredienti:

6 carciofi
1/2 kg. di piselli freschi
1 cipolla
olio evo
sale e pepe
1 limone

per il ripieno:

2 uova
formaggio pecorino grattugiato
poco pane raffermo
prezzemolo
sale e pepe
1 spicchio di aglio tritato
Procedimento:

Pulire i carciofi togliendo le foglie più dure, pareggiare la base in modo che poi stiano ben seduti nel tegame ed allargare il centro, pulire e tagliare a pezzi anche la parte superiore e tenera del gambo e mettere il tutto per un po' in una coppa acidulata con il limone.
In una pentola mettere a soffriggere nell'olio evo per un pò la cipolla tritata , aggiungere poi i piselli freschi, coprire di acqua e far cuocere per circa 20 minuti a fuoco medio.Nel frattempo preparare il ripieno che non sarà molto sodo, in una ciotola sbattere le uova, aggiungere sale, pepe, prezzemolo tritato, formaggio pecorino grattugiato ed il pane che sarà stato ammollato in acqua e strizzato e riempire i carciofi  ben scolati. Nel tegame dei piselli aggiungere poi i pezzi tagliati del gambi ed i carciofi ripieni, se necessario aggiungere altra acqua lasciando scoperta la parte del ripieno e portare a cottura.






Ecco i profumi e sapori delle altre regioni:

Valle d'Aosta:  Risotto al burro e fiori di rosmarino http://www.atuttopepe.ifood.it/2015/04/risotto-al-bur…sta-nel-piatto.html
   
Friuli-Venezia Giulia: Asparago bianco del Friuli Venezia Giulia

Liguria:  l'asparago violetto d'Albenga e una ricetta con le uova  http://arbanelladibasilico.blogspot.com/2015/04/litalia-nel-piatto-ricette-e-prodotti.html
   

Toscana: Garmugia

 Umbria: Umbricelli con sugo di asparagi selvatici http://www.dueamicheincucina.ifood.it/2015/04/umbricelli-al-…ragi-selvatici.html

Abruzzo: Il Carciofo di Cupello http://ilmondodibetty.it/il-carciofo-di…lia-nel-piatto.html

Molise: Piselli casce e ova

  

giovedì 2 aprile 2015

CUCINA PUGLIESE: Taradde ch-u scèleppe


Eh si...proprio vero, la fretta, cattiva consigliera, a volte quando si è alle prese con qualcosa per la prima volta e frettolosamente, come una ricetta ... riesce male!!! Eppure quante volte ho visto lei, mia madre, preparare ad occhi chiusi e con maestria questi taralli, praticamente  a Pasqua erano immancabili sulla nostra tavola.
Stessi gesti, stesse scene, ogni anno si perpetuava "la devozione", già,  per lei preparare i piatti tradizionali delle feste era devozione!
Tornando alla fretta, beh è proprio la fretta che mi ha fregata, le dosi sono quelle appuntate sul suo vecchio quaderno di 40 o 50 anni fa, ancora gelosamente custodito dalla mia gemella, il sapore e la bellezza dei  taralli di mia madre me li ricordo ancora...eccome se me li ricordo! Sicuramente è andato storto qualcosa con il procedimento, la lavorazione,  i tempi...appunto, i tempi stringono, si fa di fretta e si sbaglia! Ma sbagliando si impara, ho voluto rifarli per la seconda volta, con più calma ed il risultato appena migliorato , ma... per arrivare alla bellezza e di conseguenza alla fragranza dei suoi...ce ne vuole! Ritenterò!

Oggi appuntamento imperdibile della rubrica de L'Italia nel piatto che vi propone ricette tradizionali pasquali!

Sulla mia tavola trovate appunto  Taradde ch-u scèleppe (Taralli con giulebbe).

Sono dei taralli glassati tipici del periodo pasquale, fanno bella mostra in tutte le pasticcerie e panetterie ed ogni famiglia, con piccole varianti, ne prepara in abbondanza per la Santa Pasqua.

A Bari  pare  che il giorno del Venerdì Santo venivano usati durante la processione dei "Misteri" dai bambini vestiti da "uerrìire" (guerrieri romani) che li mangiavano per sedare la fame durante le lunghe ore della processione.


Un abbraccio MILENA












Buona Pasqua a tutti voi!


...un grazie speciale a Mariarita per l'alzatina e le uova decorate...bellissime!


Ingredienti:

per i taralli:

500 g. di farina 00
4 uova grandi
50 g. di olio evo
75 g. di zucchero
2 pizzichi di sale
1 punta di cucchiaino di bicarbonato di ammonio
1/2 bicchierino di alcool

per il giulebbe:

500 g. di zucchero
150 ml. circa di acqua
1 albume montato
gocce di limone




Procedimento:
per i taralli:

In una coppa montare le uova con le fruste, aggiungere man mano lo zucchero, l'olio evo, il sale, il bicarbonato e l'alcool,   poi versare poco alla volta la farina setacciata e lavorare fino a quando le fruste fanno fatica. A questo punto trasferire il composto sulla spianatoia che verrà unta di olio per facilitare la lavorazione, l'impasto risulta molto colloso e appiccicoso, eventualmente aggiungere ancora poca farina ed ungersi le mani di olio se necessario e lavorare fino a quando la massa si presenta abbastanza soffice e gonfia presentando delle bollicine. Ora si possono preparare i taralli, tagliare dei pezzi, fare dei rotolini spessi circa 2 o 3 cm. e formare tutte le  ciambelline,  nel frattempo portare sul gas una pentola con acqua,  quando sul fondo della pentola si vede un accenno di bollicine si calano i taralli, tre o quattro alla volta, aspettare che salgano a galla e scolarli, l'importante è che l'acqua non deve mai bollire, se inizia a bollire aggiungere poca acqua fredda. I taralli scolati verranno man mano adagiati su  un canovaccio pulito, una volta terminata la cottura di tutti i taralli, coprirli con un altro canovaccio e metterli ad asciugare in luogo riparato, io li ho messi nel forno spento, per almeno 5 o 6 ore, ma meglio tutta la notte.
A questo punto con un coltello affilato bisogna dare un taglio per tutta la circonferenza dei taralli che permetterà di cuocere meglio all'interno e dare la classica forma, disporli su una teglia coperta da carta da forno ed infornare per i primi 10-15 minuti a  200° circa, si vedranno i taralli lievitati e poi abbassare la temperatura a 180° per permettere la cottura completa, saranno pronti quando avranno un bel colorito dorato. Sfornare e mettere a raffreddare.

per la glassa:

Mettere lo zucchero in un tegame con lo zucchero e l'acqua e porre sul fuoco, far liquefare fino a quando arriva filo, ci accorgiamo del momento giusto per spegnere quando, mettendo fra due dita una goccia di liquido ed allargando si forma un filo. Nel frattempo avremo montato benissimo a neve l'albume con qualche goccia di limone, che aggiungeremo al giulebbe e frulleremo il tutto.

Ora si possono calare i taralli nel giulebbe oppure spennellarli  per glassarli.






Ed ora andiamo a scoprire le ricette delle altre regioni:

 Valle d'Aosta: Frittata di patate e ortiche http://www.atuttopepe.ifood.it/2015/04/frittata-di-pa…sta-nel-piatto.html

Trentino-Alto Adige:  Fiadoni Trentini http://www.afiammadolce.ifood.it/2015/04/fiadoni-trentini.html

Friuli-Venezia Giulia: Pinze triestine http://ilpiccoloartusi.weebly.com/litalia-nel-piatto/pinze-triestina-per-litalia nel-piatto




Toscana: Coniglio pasqualino (o in carciofaia)



Abruzzo: :Cuori,Pupe e Cavalli di Pasqua http://ilmondodibetty.it/cuoripupe-e-cavalli-di-pasqua.html
  


Campania: Minestra Maritata di Pasqua 

  
Basilicata: Pane di Pasqua salato


  

Complimenti al blog Fornelli profumati  per aver vinto, con la sua ricetta delle sarde a beccafico il nostro contest sui piatti di pesce!


lunedì 16 marzo 2015

CUCINA PUGLIESE: Torta Pasticciotto

Lo sentite oggi il profumo che emanano le nostre cucine?!
Profumi di casa, profumi di una volta, profumi di antiche ricette, a volte dimenticate o perse, altre volte...e per fortuna, ancora  proposte e tramandate da mamme, zie, nonne!!!
Oggi puntata super, un itinerario goloso fra le leccornie delle nostre regioni, infatti il tema è:

Torte rustiche dolci - Dolci da credenza ...dolci semplici, poveri ma forse proprio per questo così ricchi di sapori e profumi che ci riportano magari indietro nel tempo, che caratterizzano la cucina tradizionale, che con pochi ingredienti riescono sempre a sorprenderci per la loro bontà!

La mia cucina vi propone la Torta Pasticciotto, versione rotonda dei classici e famosissimi Pasticciotti in versione mignon nelle classiche formine ovali.
Uno scrigno che custodisce un gioiello...una frolla friabilissima, rigorosamente preparata con lo strutto, regala al palato una fragranza incredibile e che racchiude una golosa crema pasticcera profumata al limone...!

E' il dolce per eccellenza del Salento, dove tutte le pasticcerie ne fanno bella mostra nelle loro vetrine, il dolce che il turista non deve assolutamente perdersi trovandosi in zona, il dolce della prima colazione con la C maiuscola e  degnamente servito anche alla fine del pranzo domenicale!
Per i salentini è consuetudine offrire questo dolce in occasioni allegre o dolorose, infatti vengono offerti come "cùnsulu" cioè come colazione consolatrice in caso di lutto in famiglia.

Un primo documento testimonia che il pasticciotto è risalente al 1707, come si scopre nell'archivio della Curia vescovile di Nardò, nell'inventario stilato il 27 luglio 1707 in occasione della morte di Mons. Orazio Fortunato, tra le altre masserizie compaiono:"barchiglie di rame da far pasticciotto numero otto".
Un'altra versione vede la nascita del pasticciotto nel 1745 a Galatina nella bottega della famiglia Ascalone durante i festeggiamenti di San Paolo, guaritore delle tarantate. Nicola Ascalone si tormentava per portare innovazione e originalità nella sua bottega di pasticceria in quel periodo critico della sua attività e tra una torta ed un dolce si ritrovò tra le mani poco impasto e poca crema che non sarebbero bastati a preparare un'altra torta. Decise comunque di utilizzare quei resti mettendoli in un piccolo contenitore di rame realizzando così una piccolissima torta di crema che lui stesso definì un pasticcio. Messo in forno ugualmente, lo regalò poi ad un passante al quale piacque così tanto che ne ordinò altri da portare in famiglia. Insomma, fu subito un successo e da quel giorno nacque "il pasticciotto de lu Scalone"che divenne un dolce tipico salentino.

Quale sia la versione giusta...non si sa, di sicuro è che il pasticciotto è di una golosità unica!!!

La città di Lecce lo ha riconosciuto come dolce tipico leccese ed è presente nell'elenco dei prodotti agroalimentare tradizionali redatto dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (ai sensi dell'art.8 del D.Lgs. 30 aprile 1998, n.173)
Notizie da wikipedia

Un abbraccio MILENA


Torta Pasticciotto
























Ingredienti:

per la frolla:

600 g. di farina 00
250 g. di zucchero
250 g. di strutto
3 uova
2 bucce grattugiate di limone
1 cucchiaio di lievito per dolci o bicarbonato di ammonio
albume d'uovo per spennellare

per la crema pasticcera:

1 l. di latte
100 g. di farina
200 g. di zucchero
6 tuorli d'uovo
2 bucce grattugiate di limone

Procedimento:

Preparare la crema pasticcera che deve essere abbastanza fredda e sostenuta prima di farcire la torta.
Nel tegame versare la farina e lo zucchero, miscelare, poi aggiungere a filo il latte ed amalgamare gli ingredienti, sbattere leggermente i tuorli e versarli nel composto sempre mescolando, infine grattugiare direttamente nel tegame le bucce di limone, portare sul fuoco e far addensare sempre mescolando con un cucchiaio di legno e far raffreddare completamente, meglio poi passare in frigo.

Poi preparare la frolla versando a fontana la farina sulla spianatoia, al centro inserire lo zucchero, le uova leggermente sbattute, lo strutto le bucce grattugiate di limone e il lievito o il bicarbonato di ammonio, impastare velocemente fino a far diventare l'impasto bello liscio e setoso, formare una palla, avvolgere in pellicola e mettere a riposare in frigo almeno per un'oretta, si può anche prepararlo la sera prima, tenendolo in frigo la notte.

Riprendere la frolla dal frigo, dividere in due parti, una sarà un po' più grande, stendere a disco col mattarello mettendo l'impasto fra due fogli di carta da forno, adagiare il disco di frolla più grande in un tegame con diam. 30 cm. facendo fuoriuscire i bordi, cospargere di crema pasticcera ormai fredda e soda, coprire con l'altro disco di frolla chiudendo i bordi ed eliminando la pasta in eccesso.
Infornare a 200° circa per 30-40 minuti e fino a doratura completa della torta.





Non perdetevi le altre ricette:

Trentino-Alto Adige:  Torta Rosengarten

Friuli-Venezia Giulia: Crostata con la zucca 

Lombardia: La Torta Bertuldina

Veneto: Focaccia veneta




Toscana: Berlingozzo fiorentino e pratese


  


Basilicata: Pane semidolce - il puccillato di Castelluccio

Campania: Torta Caprese








giovedì 5 marzo 2015

Le Crescentine (o Tigelle) modenesi

Viste e non viste!!!
Eh si...quando c'è un gruppo di ragazzi super affamati, già..loro sono sempre affamati, non ti danno neanche il tempo di servirle belle ripiene a tavola!
E le foto? "E ma ora devi fare le foto...? Ma daaaai... ora si raffreddano...?"
E gnammete, gnammete!

Insomma avrete capito che sono andate a ruba, una tira l'altro! Per miracolo sono riuscita a fare queste misere foto!

Finalmente riesco a postare le famose Crescentine o dette anche, ma erroneamente, Tigelle.
La Crescentina è un tradizionale pane della zona di Modena, preparata con farina, acqua e lievito e con varianti di aggiunta di strutto oppure olio, o latte, oppure panna. Una volta venivano cotte appunto nelle tigelle (da qui l'uso ormai diffuso di chiamarle tigelle) che erano dei dischi di terracotta fatte con terra di castagneto triturata molto sottile e modellata in uno stampo di legno con delle incisioni in bassorilievo di figure geometriche o floreali che rimanevano poi stampate sui dischi di pasta durante la cottura. I dischi di pasta lievitata venivano alternati con le tigelle arroventate prima nel camino e le foglie di castagno o di noce.
Eh...posso solo immaginare il profumo delle crescentine di una volta!

Oggi per la cottura delle crescentine si usa una piastra doppia con all'interno le forme per inserire i dischi di pasta, in mancanza di tale piastra va bene anche un tegame antiaderente con l'accortezza di girare i dischi di pasta per cuocerle da ambo le parti.
Sono buonissime farcite con salumi vari ma soprattutto con il pesto modenese detto anche cunza...lardo tritato sottile e condito con aglio, rosmarino e Parmigiano Reggiano, praticamente una goduria incredile, roba da leccarsi i baffi!!!  
Le ho preparate  per una cena con amici di mio figlio...e ringrazio ancora tanto uno di loro, Maurizio, modenese doc, per il graditissimo regalo della tigelliera!
Amiche emiliane...consigli...suggerimenti?

Un abbraccio MILENA









E questo è il pesto modenese fatto con il lardo... foto bruttissima, ma il pesto era di un buono incredibile!


Ingredienti:

1 kg. di farina 00
1 cubetto di lievito di birra
1/2 litro circa di latte tiepido (o acqua)
1 cucchiaio di sale fino
un po' di strutto oppure olio

Per la farcitura:

salumi vari:
salame
mortadella
prosciutto cotto
prosciutto crudo
coppata
formaggi affettati

Per il pesto modenese:

lardo tritato e condito con aglio, rosmarino e Parmigiano Reggiano

Procedimento:

Mettere la farina a fontana sulla spianatoia, scioglier in poco latte tiepido il lievito di birra e metterlo al centro della farina, in un angolo esterno mettere il sale che non deve essere a contatto con il lievito all'inizio, aggiungere pian piano il resto del latte e cominciare ad impastare fino a quando diventa una pasta bella liscia. Coprire con un canovaccio e mettere a lievitare in un posto non ventilato, io di solito metto nel forno spento e chiuso, fino al raddoppio, ci vorranno circa 2 ore più o meno.
Poi stendere la pasta non troppo sottile e formare con lo stampino in dotazione alla piastra ( in mancanza va bene anche un bicchiere) i dischi di pasta, lasciare riposare ancora una mezz'ora circa e poi cuocere nella piastra per 2-3 minuti capovolgendola per far cuocere da ambo le parti.
Una volta cotti, farcire a piacere.

lunedì 2 marzo 2015

CUCINA PUGLIESE: Linguine cu suche de pulpe de pète


Profumi e sapori di mare!

La puntata di oggi della rubrica de l'Italia nel piatto mi delizia particolarmente!
Adoro il mare, adoro i suoi profumi e adoro tutti suoi frutti...cotti, crudi...insomma avrete capito che vivrei di  pesca tutto l'anno!
Il sapore di mare a tavola mi mette sempre di buonumore, mi rallegra, per me è una coccola come per un'altra potrebbe essere il cioccolato, mi fa assaporare l'aria estiva anche se fuori piove a dirotto!
Con lo spaghetto, in frittura, arrosto, in umido, l'insalata, gratinato, lesso, al vapore, impanato, marinato, al forno, alla griglia, in brodo, al cartoccio, in bianco, con il pomodoro, con le patate, con le verdure, ecc., ah dimenticavo...e volete mettere un piattino di crudo (per me al primo posto)!!!
Insomma tantissimi sono i modi per preparare il pesce, ma bastano anche solo pochissimi ingredienti per rendere eccellente un piatto a base di mare!!! 

Il tema di oggi è appunto il pesce (molluschi, crostacei) e nella mia cucina trovate Sua Maestà Il Polpo con un piatto di Linguine cu suche de pulpe de pète (Linguine con sugo di polpi di pietra o di scoglio).

I polpi da mangiare crudi sono quelli piccoli e tassativamente di scoglio, vengono pescati dalle barchette e ...beh, ah, oh, ehm, uhm,  anche da me, maglia rosa della pesca di polpi, scherzo ovviamente, in parte però eh! 
In estate, con il nostro gommone, mi diverto insieme ad amici a fare gare di pesca di polpi e secondo voi chi ne pesca di più???
I piccoli li facciamo fuori subito crudi, i più grandi li facciamo cotti in vari modi, entrambi  previa arricciatura con una tecnica unica al mondo tramandata da secoli.
Una attestazione sicura di questo rito ce la dà Ateneo: "Plecté poliùpodos piléses" "tentacoli di polpo sbattuto"; una Decretazione decurionale di Bari del 1513, tra l'altro menziona "il polpo rizzuro" (= arricciato).
Il privilegio di tale operazione l'hanno i pescatori baresi, molesi (beh, anche se di adozione, sono una molese eh!) e molfettesi.
Per arricciare un polpo bisogna: 1) asportare la tasca del nero; 2)asportare la membrana tentacolare superiore;3) battere il polpo su una lastra di pietra con una paletta di legno; 4) sbattere con forza il polpo sulla lastra o sullo scoglio; l'operazione viene ripetuta più volte. La cottura "meccanica" è quasi raggiunta; 5) tenendo il polpo per il sacco, strisciarlo leggermente sullo scoglio, con un movimento di andirivieni, per almeno un quarto d'ora; 6) il polpo, meglio insieme ad altri polpi, visto il lavoro, viene adagiato in un cesto piatto e fatto dondolare da un bordo all'altro del cesto. I cirri o tentacoli, che prima erano flaccidi e snervati, ora si attorcigliano e prendono forma di buccoli. L'operazione completa dura circa due ore.
E sfacciatamente queste rosette di mare vengono addentate!
L'operazione dell'arricciatura serve per rendere il polpo bello tenero e croccante.
Avevo già  descritto questo mollusco qui in questo post e vi riporto la simpatica poesia di Vito Bellomo:

La malasort du pulp bares (La malasorte del polpo barese)

La malasort du pulp bares
‘Mmènz a tutt l’anmàl ca stònn o’mùnn
stè iùn ca ind a’mmàr, a’ffùnn a’ffùnn,
pass la vita sò jìnd a nu mod stran,
dìscjn ca iè fess e ca mà advent’anziàn.....
......U pulp!Tìnr d’cor, d’la plòs iè‘nnamràt
e stu fatt, sop alla terr, tant s’ha sputtanàt,
ca p’pizzcàu non gj’vol tand’esperiènz,
avàst nu spag, nu stezz d’plòs e la pascènz.
La chèdd du pulp,allòr, iè na vit’amàr,
ma u’chiù sfrtnàt iè cudd ca nàscj a Bbàr:
la vita so, iè normàl, all’ald vànn d’la tèrr,
ma ddò p’jìdd iè na traggèdj, iè pèscj d'na uèrr.
Appèn ven pizzcàt, accòm ved la prima lùscj,
all’anvàm nu muèzzc’ngàp, angòr s’n’fùscj;
e minz stirdsciùt, pu dlòr e pu scjkànd,
ind a’nnudd s’send’trà tutt l’malàndr.
Non fàscj’attìmb a pnzà: ”Ma cuss iè mmàtt?”...
Ca u’Barès u’auànd e u’accmmènz a sbatt
k’tutt la forz e l’nirv sop all chiangùn,
l’cirr s’arrzzèscjn e ièss tanda scjkùm.
La tortùr non ha frnùt, u Barès insìst
e fort scduèscj u’pulp ind o’canìstr:
cert, p’tutt esìst la nascìt, la vit e la mort,
ma chedd du pulp barès iè na vera malasòrt!

Traduzione in italiano

La malasorte del polpo barese
Fra tutti gli animali che esistono al mondo
ce n'è uno che, nel mare più profondo,
vive la sua vita in un modo strano,
dicono sia un ingenuo e che mai diventi anziano.
.....Il polpo, tenero di cuore, è,del gambero, innamorato
e sulla terra, questo, è tanto noto,
che, per pescarlo, non occorre tanta esperienza:
basta uno spago, un pezzo di gambero e la pazienza.
Quella del polpo è, allora, una vita amara,
ma il più sfortunato è quello che nasce a Bari:
la sua vita è normale, nel resto della terra,
ma qui,per lui, è peggio di una guerra!
Appena viene pescato e vede la prima luce,
subito un morso in testa, perchè non scivoli via;
e, mezzo stordito dal dolore e dallo spavento,
in un attimo si sente già svuotare il ventre.
Non ce la fa più e pensa:-Ma questo è matto!-
Ma il Barese lo afferra e comincia a sbatterlo
con tutta la forza e i nervi sugli scogli,
i tentacoli si arricciano e fanno tanta schiuma.
La tortura non è finita, il Barese insiste,
e con forza muove il polpo dentro un cesto;
certo,per tutti esistono la nascita, la vita e la morte,
ma quella del polpo barese è una vera malasorte! 

Un abbraccio MILENA

Notizie da La cucina pugliese di Luigi Sada

Ecco la ricetta : 
Linguine con sugo di polpi di pietra o di scoglio




















Ingredienti:

500 g. circa di polpo
400 g. di pomodori ciliegia o pelati
1 cipolla
1 spicchio di aglio
olio evo q.b.
1/2 bicchiere di vino
prezzemolo fresco tritato
peperoncino (a piacere)
sale
250 g. di linguine o spaghetti
Procedimento:

In un tegame soffriggere nell'olio evo la cipolla e l'aglio tritati, aggiungere il polpo a pezzi, far rosolare per qualche minuto, sfumare con il vino, aggiungere una punta di peperoncino, chiudere con il coperchio e far cuocere per circa 15 minuti, poi versare i pomodori tagliati a pezzi o i pelati, aggiustare di sale portare a cottura, prova assaggio.

Lessare la pasta, scolare al dente e far saltare nel tegame del polpo.
Impiattare con prezzemolo fresco tritato.



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http://litalianelpiatto.blogspot.it/

Andiamo a curiosare nelle cucine delle altre regioni e gustiamoci le loro bontà:

Friuli-Venezia Giulia: Sope di pes di Maran

Veneto: Bigoli in salsa di alici

Lombardia: Risotto con filetti di pesce persico

   

Toscana: Seppie in zimino





Lazio: Timballo di alici e scarola

Campania: Alici indorate e fritte 

Basilicata: Alici alla scapece

Puglia: Linguine cu suche de pulpe de pète 




Ed ora siamo lieti di annunciarvi la ricetta vincitrice del contest dedicato al carnevale:

Le orecchie di coniglio del blog http://mifaiunmuffin.blogspot.it/2015/02/orecchie-di-coniglio-frittelle-di.html

Complimenti, bellissima e golosa ricetta!