martedì 2 febbraio 2016

Le verdure invernali per "L'Italia nel piatto" e....una bella novità!



Una bella novità per chi segue la rubrica "L'Italia nel piatto", che da oggi cambia formula e sarà aperta a tutti gli appassionati di ricette regionali, tradizionali e tipiche della propria terra ma anche a chi vuole cimentarsi a realizzare piatti caratteristici di altre regioni! 

Siete tutti invitati con vero piacere  a partecipare numerosi a questa vetrina che metterà in bella mostra i meravigliosi piatti della nostra tradizione italiana!

Questa iniziativa nasce soprattutto per l'amore e la passione per le ricette di una volta, quelle ricette tradizionali tramandate nel corso degli anni dalle nostre mamme, zie e nonne oppure scoperte dopo ricerche su vecchi libri di cucina.
Saremo ben felici di condividere tutte queste ricette ricche di storia per mantenerle vive nel tempo con questo appuntamento dell'Italia nel piatto!

Come dicevo prima la rubrica cambia formula, non pubblicheremo più come al solito il 2 di ogni mese, ma tutti saranno liberi di pubblicare le ricette a piacere dal 2 al 26 del mese.

Vediamo ora in dettaglio come partecipare:

Sei foodblogger? Dal 2 al 26 febbraio partecipa con una RICETTA REGIONALE (della tua o di un'altra regione) che abbia come tema le #VerdureInvernalie avrai la possibilità di ottenere una condivisione sui social, sulla pagina Facebook e, a fine mese, sul blog L'Italia nel piatto. La foto della ricetta migliore sarà pubblicata sulla copertina della nostra pagina il mese successivo. Queste le poche, semplici regole:
1) La ricetta e la foto devono essere tue e appartenere al tuo blog o sito.
2) La ricetta e la foto possono essere state pubblicate sul tuo sito o blog in precedenza oppure comparire dal 2 al 26 febbraio 2016.
3) Fai un post nella pagina dell'evento,#VerdureInvernali con la fotografia del piatto realizzato e con il link alla ricetta nel tuo blog o sito.
4) Nel testo del post scrivi con hashtag #VerdureInvernali.


P.S. Sono ammesse PICCOLE VARIAZIONI rispetto alla tradizione e sarà gradita la tua partecipazione con più di una ricetta.  

Ti aspettiamo per partecipare all'evento #VerdureInvernali

Un abbraccio MILENA

sabato 2 gennaio 2016

CUCINA PUGLIESE: Le sgagliozze baresi

Oggi si riparte con la rubrica L'Italia nel piatto, primo appuntamento del 2016, con un tema particolare: le farine speciali!

La polenta al sud?!
Ebbene si...a Bari vecchia è il classico cibo da strada a cui è impossibile resistere!

Ma vediamo con ordine:
il 6 dicembre si festeggia San Nicola che è anche il  patrono di Bari, la chiesa in questo giorno celebra la festa liturgica di San Nicola, chiamata dai baresi " Festa granne" (Festa grande) perchè a differenza della festa patronale che si organizza nella prima decade di Maggio, questa del 6 dicembre è propriamennte dei baresi che la sentono più vicina, più familiare, più circoscritta soprattutto i barivecchiani.
Da secoli, ogni 6 dicembre e nel cuore della notte, migliaia di baresi provenienti dai vari quartieri limitrofi, raggiungono la città vecchia accolti dai barivecchiani che già da quell'ora animano le varie corti, le strade, le viuzze, le piazze.
La basilica, puntuale alle ore 4.30, apre i battenti per raccogliere i fedeli e con i rintocchi delle campane annuncia che "la festa granne, la festa de le barise" sta per cominciare. Alle ore 5,00 c'è la prima messa in onore del Santo Patrono, la chiesa è stracolma di gente.
Leggenda vuole che, prima e dopo la funzione religiosa, nella cripta, scendendo dalla scala di destra, si notavano donne "vacandìne" (ragazze nubili) e non poche "vacandìne granne" (zitelle) che espletavano il rito dei tre giri intorno alla colonna di porfido rosso, nella speranza che San Nicola facesse trovare loro un buon marito.
Durante la giornata, nella città vecchia, si potevano gustare  le famose "sgagliozze" quadrotti di polenta fritta ed abbondantemente cosparsa di sale e che andavano appunto a confortare le "vacandìne".

Insomma, tutt'ora la tradizione delle sgaliozze permane ed addentrandosi nelle viuzze di Bari vecchia, si è subito assaliti dal profumo irresistibile di fritto...impossibile non fermarsi davanti ad una delle venditrici di sgagliozze, le "signore delle sgagliozze" per assaporare questi sfiziosi pezzi di polenta fritta offerti nei cartocci tutti unti!
Ormai, quello delle venditrici di sgagliozze è diventato un mestiere ed una passione che si tramanda di generazioni in generazioni soprattutto nei giorni di festa ed in inverno.

Sono degli ottimi stuzzichini da gustare con un aperitivo ma anche come antipasto magari spalmati con un buon formaggio cremoso...gustosi a tutte le ore!

Ma come è arrivata qui a Bari la farina di mais? Mah!

Intanto gustiamoci una bella sgagliozza...Buon anno a tutti...!

un abbraccio MILENA


Le sgagliozze baresi

















Questo post...più per raccontarvi la storia delle sgagliozze che non per la ricetta-non ricetta!

Ingredienti:

400 g. di farina di mais per polenta
1 e 1/2 di acqua
sale fino
olio per friggere

Procedimento:

Mettere a bollire l'acqua in una pentola, salare leggermente, quando bolle cominciare a versare la farina  girando sempre con un cucchiaio di legno, quando diventa abbastanza densa versarla ancora calda in una teglia rettangolare, livellare bene con una spatola fino a circa 1 cm. e far raffreddare bene.
Poi tagliare tanti quadrotti, friggerli in abbondante olio e spolverare di sale fino, vanno gustati subito ancora bollenti.

Andiamo a scoprire ora le ricette delle altre regioni:

Piemonte Pulenta e lat buij http://j.mp/polenta-latte

Liguria:    focaccia di granoturco (fugassa  de granon)   

Lombardia: La ricetta originale del Pizzocchero di Teglio®






Calabria 

Puglia: Le sgagliozze baresi 

Sardegna  TRUTA A MAZZ'E MENDULA Torta di mandorle o Trutta de sposus ( torta degli sposi ) http://dolcitentazionidautore.blogspot.com/2016/01/truta-mazze-mendula-torta-di-mandorle.html 




mercoledì 2 dicembre 2015

CUCINA PUGLIESE: Sannacchiùdere

Poche settimane...e Natale arriva!
E noi della rubrica regionale L'Italia nel piatto potevamo non proporre per questo mese un tema con le ricette natalizie? E certo che no, eccovi quindi suggerimenti, idee e consigli per la tavola delle prossime .feste.

Sulla mia tavola trovate i Sannacchiùdere,  un dolce tradizionale di Taranto e provincia, un dolce povero e di conseguenza preparato con pochissimi ingredienti, delle chicche uno tira l'altro!
Ho fatto una ricerca in rete e sui libri di cucina pugliese, beh la ricetta dei Sannacchiùdere che più mi ha convinta è quella di Ornella (tarantina doc) del blog Ammodomio , direi una ricetta perfetta questa di sua zia Rachele, grande cuoca...! Mi sono venuti buonissimi e friabilissimi...grazie Ornella ! Per Natale sicuramente ne farò in abbondanza, magari anche da regalare visto il successo in famiglia!

Pur assomigliando parecchio a Struffoli napoletani e Purcedhruzzi salentini, hanno ingredienti diversi, niente uova e lievito e neanche frutta candita o essenza di fiori d'arancia.

Sannacchiùdere...da dove deriva questo nome?
In dialetto tarantino "s'hanno a chiuder" cioè "si devono chiudere" in dispensa. Una leggenda narra che  una donna in tempi di povertà, con scarti di farina e pochissimi altri ingredienti, s'inventò questo misero dolce ma che poi, immerso nel miele, divenne  buonissimo tanto che la donna fu costretta a chiudere in dispensa i "Sannachiudere" per non farli finire troppo presto dai piccoli della famiglia che apprezzarono molto questo dolce.

Dal libro di cucina pugliese di L. Sada invece: il tarantino sannachiutele non è separabile dal sal. sandùcculi, dal greco medio sentokion cioè "capsula" "cassettina". Nella forma tarantina, che è la più diffusa in Puglia, si sovrappone "zanna", cioè "dente" (cfr. ferdin. sanagghjare (= dentatura) riferendosi alla forma, come a Carosino, Grottaglie, Manduria sono detti "vangali" (da "ganga", cioè molare, dente molare).

"L'Italia nel piatto" con questo appuntamento augura Buone feste a tutti voi...ci vediamo il prossimo anno...con altre puntate tutte da scoprire!

un abbraccio MILENA

Vediamo ora la ricetta
SANNACCHIUDERE









Questi solo con zucchero a velo









Ingredienti:

500 g. di farina 00
50 g. di zucchero semolato
100 ml. di olio evo
mezzo bicchierino di anice
mezzo bicchierino di rum bianco (sostituibile con alcool per liquore)
vino bianco q.b. per impastare ( circa 1 bicchiere)
1 pizzico di sale, cannella, chiodo di garofano
1 buccia di mandarino e di arancia
olio evo per friggere ( io metà olio evo e metà strutto)
500 g. circa di miele
confettini colorati

Procedimento:

Mettere a scaldare i 100 ml. di olio evo con le bucce di mandarino e arancia, poi eliminare le bucce e far intiepidire.
Sulla spianatoia mettere la farina con lo zucchero, i liquori, i 100 g. di olio aromatizzato con le bucce di mandarino e arancia, sale, cannella, chiodo di garofano ed impastare con vino bianco fino a far diventare l'impasto morbido come quello degli gnocchi. tagliare dei pezzi, fare a rotolini e tagliare a tocchetti grandi quanto mandorle sgusciate, passarli sul dorso della grattugia proprio tipo gnocchi.
Friggerli in olio evo a poco per volta, scolarli e farli sgocciolare su carta da cucina.
Poi passarli man mano nel miele che sarà stato scaldato, adagiarli nel piatto da portata e decorare con confettini colorati.

Andiamo ora a curiosare nelle cucine delle altre regioni...quali saranno le loro specialità per il Natale?

Piemonte - Il torrone alle nocciole 

Liguria - Ravioli di pesce  

Lombardia - Bignolata mantovana 

Trentino Alto Adige - Weihnachtliches Früchtebrot

Friuli Venezia Giulia - Buaidnik 


Toscana - Cavallucci e berriquocoli di Siena

Umbria-  Pinoccate  

Marche I cavallucci di Apiro 

Abruzzo " Celli Pieni"dolci tipici della tradizione abruzzese   

Lazio: Ceciaroli 

Campania  Scialatielli bucati con i purptiell affugat

Basilicata Crispi lucani

Calabria Pitta mpigliata o pitta nchiusa  

Puglia: Sannacchiùdere

Sardegna - Pan'e Saba  



lunedì 2 novembre 2015

CUCINA PUGLIESE: Agnello in umido con cardoncelli all'uso di Gravina

La puntata di oggi della rubrica L'Italia nel piatto è dedicata a piatti speciali come brasati, stracotti, umidi e stufati!

Mangiando pochissima carne avevo qualche dubbio sul piatto da pubblicare ma sfogliando il mio solito libro "La cucina pugliese" di Luigi Sada ho trovato subito una ricetta che non conoscevo ma che mi  ha stuzzicato parecchio ...l'agnello mi piace...i funghi cardoncelli li adoro... sicuramente un piatto che replicherò:


  AGNELLO IN UMIDO CON CARDONCELLI ALL'USO DI GRAVINA! 

Gravina in Puglia (o Gravina di Puglia) è un comune barese della zona della Murgia e per una parte si estende su un ciglio di un crepaccio profondo, molto simile ai canyon, scavato nella roccia calcarea da un fiumiciattolo, il torrente Gravina, affluente del Bradano, da cui prendono il nome le famose gravine della Murgia, in un territorio ricco di cavità carsiche, come il profondo Pulicchio di Gravina.

Il fungo cardoncello (cardungidde) il principe dei funghi,  cresce appunto nella murgia gravinese e abbinato all'agnello e alle verdure costituiva il piatto unico dei pastori della Murgia.

un abbraccio MILENA



















Ingredienti:

1/2 kg. di agnello
1/2 kg. di pomodori pelati
300 g. di funghi cardoncelli
olio evo
1 cipolla
vino bianco
sale e pepe
maggiorana

Procedimento:

Mettere a cuocere l'agnello, tagliato a pezzi, in un tegame con olio e cipolla tritata sottile. Aggiungere sale, pepe e quando la carne sarà rosolata unire i pomodori pelati.
Nel frattempo lavare i funghi, tagliare a pezzi i più grossi ed aggiungerli all'agnello in cottura. Condire con una manciata di maggiorana e portare a cottura allungando con un po' di vino bianco.










Quali saranno i profumi delle altre cucine regionali? Andiamo subito a scoprirli:

Piemonte: Brasato al Barbera
  

Lombardia: Russtissana Lodigiana
  
Emilia Romagna: Stracotto alla parmigiana

Liguria: Polpette al sugo
  
Toscana: Cinghiale in dolce e forte

Marche: Pollo in potacchio alla marchigiana
   
Umbria: Trippa in umido
  
Abruzzo:Pollo alla cacciatore abruzzese
  
Lazio: Garofalato  
  
Campania:Trippa con patate alla napoletana
  
Basilicata: Baccalà con le cipolle - Cipuddata
  
Puglia: Agnello in umido con funghi cardoncelli all'uso di Gravina

Calabria: Stufato di maiale
  
Sicilia: Aggrassatu con patate
  
Sardegna: Stufato di cinghiale alla nuorese
   

venerdì 2 ottobre 2015

CUCINA PUGLIESE: Orecchiette con purè di fave e cipolla rossa di Aquaviva

Altro appuntamento speciale  questo mese con la rubrica L'Italia nel piatto e con piacere diamo anche un grande benvenuto alla nostra Silvia, nuova rappresentante delle Marche!

Protagonista assoluta di questa puntata imperdibile è:
la Pasta Fresca.
Da nord a sud vedremo in bella mostra sui tavolieri o spianatoie tanti formati tipici di pasta fresca delle varie regioni.

Nella mia cucina trovate le famose orecchiette!

Non si hanno notizie certe sulle origini delle orecchiette, vennero diffuse in Puglia tra il XII e il XIII secolo a partire da Bari dove tutt'ora rimane uno dei primi piatti più squisiti. Forse provengono dalla zona provenzale francese, dove fin dal Medioevo si preparava una pasta simile, a forma di disco, spessa ed incavata al centro che si faceva seccare per conservarla più facilmente per i periodi più magri o per essere imbarcate in grandi quantità su navi che dovevano fronteggiare lunghi viaggi. Pare che poi furono diffuse con l'attuale nome in Puglia e Basilicata dagli Angioini che nel Duecento dominavano le terre delle regioni.
Lo scrittore napoletano ed esperto degli usi e costumi dell'Italia meridionale Giambattista del Tufo, in un'opera del 1500 parlando delle "strascinate e maccheroni incavati di Bari" attribuisce il legame delle orecchiette proprio al capoluogo pugliese.
Nel 1500 inoltre viene ritrovato negli archivi della chiesa di San Nicola di Bari, un documento di cessione di un panificio dove si può leggere come il proprietario del panificio nel cedere l'attività alla figlia, indicasse  come dote matrimoniale quella di preparare le famose "recchjetedde".

L'orecchietta (o strascenate, o recchjetèdde, o rècchje, o rècchje de prèvete, chianchiarelle, stacchjoddi, tutti nomi dialettali ad indicare orecchiette più grandi, più piccole, meno concave, schiacciate, ecc.) è la regina indiscussa fra le tante paste fresche che le nostre massaie pugliesi usano preparare in casa.
Le orecchiette rappresentano la tradizione gastronomica della Puglia e la loro lavorazione manuale le rende ancora più speciali ed insuperabili (niente a che vedere con quelle industriali).

Hanno una forma tondeggiante e concava, come piccole orecchie, rugosa all'esterno e più liscia all'interno, una forma ideale a raccogliere prelibati sughi e condimenti quelle piccole, con le verdure quelle grandi.
I piatti più famosi  per eccellenza a Bari sono appunto le orecchiette con le cime di rape e le orecchiette con il ragù, ricette che avevo già postato altre volte, oggi vi presento invece un piatto di orecchiette con prodotti tipici pugliesi, purè di fave e cipolla rossa di Acquaviva.

Tutte le varianti si preparano utilizzando esclusivamente semola (NON rimacinata) ed acqua, a piacere anche un po' di sale, ma tanto verranno comunque lessate in acqua salata e si realizzano appunto "strascinando" con la "sferr" (coltello con la punta tonda) pezzettini di pasta sulla spianatoia.
Ma vediamo in dettaglio come si preparano.
Sulla  spianatoia si mette la semola a fontana, al centro l'acqua tiepida q.b.  e si impasta energicamente sino ad ottenere una massa consistente liscia e soda, si forma un panetto, si copre con un piatto, o pellicola e si mette a riposare una mezz'ora. Poi si ricavano dei cilindretti spessi quanto un dito e si ritagliano dei pezzettini  che verranno strascinati sulla spianatoia con il coltello quasi a formare un cavatello, poi con un colpo di pollice lo si rovescia a formare l'orecchietta...semplice, eh!

Questo metodo viene usato in tutta la Puglia... ma a Bari?

A Bari è tutta un'altra storia... ! E' solo a Bari che si usa un  metodo dove praticamente l'orecchietta, senza bisogno di rovesciarla sul pollice, esce già bella e pronta dopo solo averla strascinata con il coltello e...udite udite...è questo il metodo che da circa un anno sto cercando di utilizzare,  così le faceva mia madre, mia zia, mia nonna e, se capitate nella città vecchia di Bari non mancate di farvi un giro nelle stradine dove potrete ammirare donne intente a lavorare in questo modo le orecchiette, all'aperto. sull'uscio di casa...uno spettacolo unico!
E' facile realizzare le orecchiette così?
Per niente proprio, ci vuole tanta esperienza, tanta abilità, tanta pratica, tanta pazienza!!!
Non perdetevi il video qui sotto che ho realizzato mentre preparavo le orecchiette, due risate sono assicurate, è il primo video che ho fatto, moooooolto casalingo, beh...un pò lentina, ma solo per farvi vedere la lavorazione, uhmmm...ma quanto tempo ci vorrà affinché arrivi alla perfezione e velocità  di mia madre?! Non so, per ora sono comunque super contenta, ogni volta è a lei che penso...e che dire...per me è anche un rilassamento totale...con la musica poi!!! !

un abbraccio MILENA





video





























Ingredienti:

300 g. di orecchiette fatte in casa 

200 g. di fave secche sgusciate
1 spicchio di aglio 
olio evo
sale
1-2 cipolle rosse di Acquaviva

Procedimento:


Mettete a bagno per 1 ora le fave, ( io evito questo passaggio). Poi scolatele e mettele a cuocere in un tegame coprite di acqua, l'ideale sarebbe nel pignatello, una sorta di brocca di terracotta, a fiamma bassissima, aggiungete uno spicchio di aglio  e un filo di olio evo, portate a cottura, girando di tanto in tanto, senza alzare mai la fiamma, diventerà una bella crema di fave, alla fine salate un pò.
Una volta cotte le fave, lessare le orecchiette in abbondante acqua salata, nel frattempo fare un soffritto di cipolle rosse tagliate a fettine.
Scolare la pasta, versare in una coppa ed amalgamare con il purè di fave ed il soffritto di cipolle.








Andiamo ora a scoprire le meravigliose paste fresche delle altre regioni:

Piemonte: Agnolotti piemontesi conditi con la (il?) barbera

Trentino-Alto Adige: Frittatensuppe

 Friuli-Venezia Giulia:  Blecs con Tazzelenghe

Lombardia: Tortelli di zucca mantovani

Veneto: Bigoli con ragù d'anatra

Emilia Romagna: Maccheroni alla bobbiese
  
Liguria: Tagliolini alle borragini con crema di ricotta 

Toscana: Tortelli maremmani

Marche: Le pincinelle marchigiane per l'Italia nel piatto

Umbria: Tagliolini con battuto

Abruzzo:Maccheroni alla chitarra
  
Lazio: Gli strigliozzi 
   
Campania: Pettole e Fagioli

Basilicata: Fusilli lucani - maccheroni filati al ferretto

Puglia: Orecchiette con purè di fave e cipolla rossa di acquaviva   

Calabria: Struncatura cà muddhica e alici salati

Sicilia: Ravioli di ricotta 





Notizie wikipedia

lunedì 21 settembre 2015

Muffin salati con zucchine e spek


Muffins salati con zucchine e speck. Questi sono i primi muffins salati che ho preparato tempo fa, poi ne ho fatti altri cambiando gusto!
Sfiziosi, saporiti, sofficissimi, semplici da preparare e soprattutto si prestano a svariati abbinamenti di ingredienti.
Sono ideali per un buffet, come antipasto, per uno spuntino veloce e sicuramente piaceranno tanto anche ai bambini!
Gustati poi tiepidi danno il massimo del sapore!

un abbraccio MILENA
























Ingredienti:

250 g. di farina 00
2 uova medie
100 ml. di olio di semi di arachidi
150 ml. di latte
1 bustina di lievito in polvere istantaneo per salati
1 cucchiaino di sale
200 g. di zucchine
qualche fetta di speck
formaggio grana grattugiato
1 spicchio di aglio per soffriggere le zucchine
a piacere menta basilico o prezzemolo
olio evo q.b.
pepe

Procedimento:

1) Lavare le zucchine e grattugiarle alla julienne, soffriggerle appena in un tegame con l'olio evo e lo spicchio di aglio tritato.
2) In una coppa sbattere leggermente le uova, aggiungere il latte, l'olio di semi di arachidi, gli odori, qualche cucchiaiata di formaggio grattugiato e pepe.
3) Setacciare la farina con il lievito ed aggiungerla al composto delle uova, amalgamare delicatamente, aggiungere poi le zucchine eventualmente scolate dell'olio in eccesso e qualche fetta di speck a pezzi, amalgamare ancora-
4) Versare il composto nei pirottini da muffin senza riempirli fino all'orlo ed infornare a 170° per circa 30-40 minuti e fino a doratura.

mercoledì 16 settembre 2015

CUCINA PUGLIESE: Focaccia con patate e rosmarino


Oggi vi portiamo in giro  alla scoperta di  meravigliosi profumi...quei profumi che ci regalano le stupende erbe aromatiche sparse ovunque nella nostra incantevole penisola! 
Il tema di questa puntata della rubrica dell'Italia nel piatto è infatti:
Erbe aromatiche e profumi di fine estate 

Le focacce qui da noi dominano le nostre tavole, ne trovate di tutti i gusti, si mangiano a pranzo, a merenda, a cena e...a colazione anche!
Nella mia cucina trovate oggi un'aromatica  focaccia con le patate e rosmarino, morbida, fragrante e soprattutto profumatissima, un'alternativa della classica focaccia pugliese con pomodori ed origano. 

Il legame che unisce la Puglia ed il rosmarino è il sole caldo ed avvolgente ed il mare di un azzurro fantastico, questa pianta aromatica cresce spontanea nei terreni asciutti e luminosi, sulle coste ed in riva al mare.
L'origine del nome pare derivi dal latino da rosa e maris cioè rosa del mare, secondo altri da rhusus e maris cioè arbusto di mare oppure ros e maris cioè rugiada del mare.
In cucina trova ampio spazio in molte ricette ed insaporisce molto gli  arrosti , a rametti o con gli aghi tritati. Le foglie, fresche o secche, l'olio essenziale  come pianta medicinale. Bellissime anche come piante ornamentali nei giardini come macchie, bordure o nei vasi su balconi e terrazze.

un abbraccio MILENA


Focaccia con patate e rosmarino
























Ingredienti:

150 g. di semola rimacinata
150 g. di farina 00
2 patate piccole lesse
10 g. di lievito di birra
1/2 cucchiaio di sale fino
1 cucchiaino di zucchero
200 ml. circa di acqua tiepida
olio evo
patate a fette q.b.
rosmarino
sale fino

Procedimento.

Preparare l'impasto mettendo sulla spianatoia la farina a fontana, al centro il sale fino, le patate lesse passate, lo zucchero ed il lievito sciolto in poca acqua tiepida.
Aggiungere poi man mano la restante acqua tiepida ed iniziare ad impastare, regolarsi con la quantità di acqua, a volte le patate sono più acquose e quindi diminuire la quantità di acqua, l'impasto deve risultare ne troppo liquido ne duro ma abbastanza morbido.
Ungere bene di olio evo una teglia ed adagiarvi il panetto, coprire con un canovaccio e mettere a lievitare per circa 1 ora e mezza nel forno spento.
Una volta che l'impasto è lievitato spargere un pò di olio evo sulla superficie ed eventualmente allargare con le mani fino a coprire il tegame, salare leggermente e coprire con delle fette sottili di patate crude, salare leggermente anche queste ed infine spolverare con aghi di rosmarino.
Infornare a 230° circa per circa mezz'ora o fino a cottura e doratura.









Andiamo a scoprire i profumi delle altre regioni:

Piemonte: Timballo di verdure grigliate al profumo di menta di Pancalieri
  
Friuli-Venezia Giulia: Gnocchi di rape rosse

Lombardia: Frittata di erbe fini di Gualtiero Marchesi
  
Emilia Romagna:Liquore al basilico  

Liguria: torta di zucchine al profumo di maggiorana   

Toscana: Acciughe sotto pesto
  
Umbria: Bocconcini di maiale al serpollo  
  
Puglia: Focaccia con patate e rosmarino 
http://breakfastdadonaflor.blogspot.it/2015/09/cucina-pugliese-focaccia-con-patate-e.html


Calabria: L'origano selvatico calabrese
  
Sardegna: Su Pistu..." Fregau "